Giovedi 24 agosto 2017 10:51
Diario Partenopeo

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21 dicembre 1985. Incendio al deposito Agip di San Giovanni, quattro morti e 150 feriti




21 dicembre 1985, sabato. Una giornata soleggiata di fine autunno, a Napoli, come ce ne sono tante. La città che sogna con Maradona e traballa ancora per il terremoto di cinque anni prima è scossa da una nuova tragedia: l'esplosione del deposito Agip a San Giovanni. Accade di primo mattino, quando il sole non è ancora sorto.  Muoiono quattro persone, 150 restano ferite. Sono le 4.40 quando una guardia giurata, completando il suo giro di controllo, avverte un forte odore di benzina davanti al deposito centrale di carburante. Mezz'ora dopo, alle 5.13, inizia il finimondo.

Le fiamme avvolgono il deposito, e - uno dopo l'altro - iniziando ad avvolgere i tanti serbatoi di carburante presenti nelle vicinanze. Le esplosioni sono continue, e provocano gravi danni. In via delle Brecce a Sant'Erasmo crollano due palazzine, in cui perdono la vita due donne. A San Giovanni le famiglie, terrorizzate, fuggono in strada. I vetri delle case sono distrutti e una coltre di fumo nero avvolge la zona orientale, da piazza Garibaldi fino a Vigliena. Un treno di pendolari, a quell'ora, è quasi alla fine della corsa e si avvia stancamente verso Napoli Centrale. L'esplosione sorprende il macchinista e i viaggiatori. I binari viaggiano a poche centinaia di metri dal luogo del disastro. Una vampata improvvisa, saltano i vetri delle carrozze. Quaranta pendolari restano feriti. Oltre la tragedia delle morti e dei feriti c'è un altro disastro con cui fare i conti: quello ambientale.

I depositi di carburante sono collegati con il porto commerciale tramite grosse condutture. Le navi pompano la benzina direttamente nei serbatoi del deposito. Quintali di materiale altamente inquinante finiscono in mare, grazie anche al torrente sotterraneo Pollena che diventa un fiume di carburante.  Le fognature vengono chiuse per impedire che la benzina si riversi nelle condutture saltate. Capitaneria di porto e vigili del fuoco ce la mettono tutta per contenere i danni ma l'inquinamento dell'aria è spaventoso. Quando oramai è mattina, la città è in tilt. La zona industriale è completamente circondata dalle forze dell'ordine. 500 vigili del fuoco lavorano per spegnere un incendio che oramai è diventato difficile da domare. Il traffico, già consistente nel periodo natalizio, impazzisce. Gli sfollati trovano rifugio in due navi della Tirrenia. Il fumo resta alto, fino a pomeriggio inoltrato. Poi le fiamme vengono spente. E Napoli si ritrova impaurita e più inquinata. Un Natale amaro.

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