Giovedi 17 agosto 2017 05:39
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Maradona e il Napoli, quando Diego fu sul punto di tornare




Torna di moda il 1992 grazie alla fiction su tangentopoli che andrà in onda a breve su Sky. Ma quell'anno non fu caratterizzato esclusivamente dal caso che scosse l'Italia. Fu anche l'ultimo anno di un grande Napoli con Ferlaino presidente. Quarto posto a giugno, con la terza posizione persa solo all'ultima giornata in favore del Torino di Mondonico. Claudio Ranieri, allenatore succeduto a Bigon, riuscì a ricostruire il gruppo, lavorando sulle macerie della sventurata annata 1990/91, caratterizzata dalla squalifica di Maradona per cocaina e dal conseguente addio dell'asso argentino. Il tecnico romano riuscì a far tornare l'entusiasmo, con una squadra votata all'attacco, capace di mettere a segno 56 goal in 34 giornate. L'unica falla del gioco azzurro era la fase difensiva. Tanti, troppi goal subiti la cui colpa ricadeva sempre sullo stesso calciatore, Laurent Blanc. Il libero francese venne identificato come il problema del Napoli. Era molto bravo in fase di costruzione ma non aveva la solidità di Renica, che aveva interpretato splendidamente il ruolo durante l'epoca maradoniana. Quando arrivò la fine del campionato 1991/92 l'imperativo era vendere Blanc e costruire una squadra in grado di giocarsela con l'imbattibile Milan di Capello e la Juventus di Trapattoni.

Appena si aprì il mercato estivo del 1992, il Napoli salutò due senatori: De Napoli e Alemao. Il grande mediano brasiliano, destinato ad un tranquillo finale di carriera all'Atalanta, venne salutato con una grande ovazione del San Paolo durante l'ultima partita al San Paolo contro il Genoa, vinta dagli azzurri grazie ad un goal di Massimo Mauro. Lo stesso trattamento non fu riservato a Nando De Napoli, nonostante la lunga militanza. I tifosi non gli perdonarono il pre accordo con il Milan e il mancato rinnovo con il Napoli. «Aprimmo la trattativa - raccontò Perinetti, ds azzurro dell'epoca - per lo specifico rinnovo contrattuale in perfetta buona fede. Credevamo di presentargli proposte vantaggiose: un triennale da nababbo, altre clausole niente male, insomma tutto quanto serviva ad accontentare uno dei superstiti del nucleo storico. E difatti, con l' avvocato Nazzaro, zio procuratore di Nando, ci lasciammo su posizioni quasi combacianti. Pensate: la differenza, tra domanda e offerta, oscillava sui 250 milioni, considerando l' affare globalmente. Più tardi, secondo round, la forbice s'era allargata ad un miliardo e duecento milioni». Anche Careca minacciò l'addio, «Ho ancora un anno di contratto ma parlerò con la società perché voglio andare via subito. Ferlaino e Ranieri lo sapevano già da tempo ma sono stato zitto durante il campionato per correttezza» dichiarò l'attaccante brasiliano negli spogliatoi del San Paolo dopo la partita contro il Genoa.

Alla fine, però, decise di restare fino alla fine del contratto, prima di emigrare in Giappone. Il calciomercato del Napoli, oltre gli addii di Alemao e De Napoli, fu caratterizzato dalle cessioni immediate di Pusceddu, De Agostini, Silenzi e Padovano. Tornarono Ferrante, non ancora idolo torinista, nel ruolo di terza punta, e Altomare, prodotti della Primavera azzurra. Si ritirò Filardi, a soli 25 anni, dopo una breve carriera martoriata dagli infortuni. Nell'attesa di cedere Blanc, che finirà al Nancy, il Napoli cercò di prendere Stoichkov, il cui pre contratto fu anche depositato in Lega. Alla fine, però, il campione bulgaro restò al Barcellona, con il club blaugrana che ricorse alla Fifa per trattenerlo. A vuoto anche l'assalto a Bergkamp, fresco vincitore della Coppa Uefa con l'Ajax. Il primo colpo del mercato fu Jonas Thern, solido centrocampista svedese del Benfica. Poi arrivarono Pari e Angelo Carbone, giovane promessa del Milan già nel giro della Nazionale. Ranieri volle un centrocampo fatto di calciatori rapidi, capaci di sacrificarsi in difesa. Per questa ragione si parlò a lungo della cessione di Crippa all'Inter, ma alla fine si decise di tenerlo. Essendo uno degli idoli della piazza, darlo via significava inimicarsi i tifosi. Saltato l'assalto a Benarrivo, presi Cornacchia e Ziliani, montò il temporaneo caso di Paolo Benetti. L'esterno era reduce da una grande stazione ad Ascoli ma era anche cognato di Ranieri. Il tecnico, per evitare imbarazzi, pose il veto all'acquisto.

Il Napoli fu attivissimo sul mercato, tra acquisti e cessioni. Restava un solo enigma: Diego Armando Maradona. Il campione più amato, nonostante la squalifica, era ancora legato al Napoli. Il suo contratto con il club azzurro sarebbe scaduto solo nel 1993. L'argentino, dopo aver lasciato l'Italia nel 1991, si mostrò sempre fermo in ogni sua dichiarazione: voglio solo il Boca, non tornerò mai a vestire la maglia del Napoli. Nessun tentennamento, l'addio all'azzurro parve l'unica sicurezza di Maradona dopo la squalifica per doping. Ma quel contratto era in essere, e sarebbe scaduto solo un anno dopo la fine della squalifica. Ai primi di maggio, inoltre, il Tribunale di Napoli diede ragione a Cristina Sinagra, riconoscendo Diego Armando Maradona Junior come figlio del Pibe de Oro. La decisione dei giudici risuonò come un altro segnale teso a rafforzare l'addio dell'argentino. Ferlaino, però, con il passare dei giorni, si mise in testa un nuovo sogno: riportare Maradona a giocare nel Napoli. Ranieri, nelle interviste, lasciò uno spiraglio aperto: «Abbiamo costruito la squadra per giocare senza di lui, ma dovesse tornare c'è sempre posto». Maradona fu così inserito nella lista dei convocati per il ritiro di Molveno. Si trattò anche di una mossa tecnica: qualora l'argentino non si fosse presentato in ritiro, sarebbe scattato il deferimento dinanzi alla disciplinare a tutela del club. L'argentino, effettivamente, non si presentò nel giorno del raduno.

Restò in Argentina, nonostante la squalifica terminata, facendo sapere a tempo debito che era inutile inviargli la cartolina di precetto. Lui, a Napoli, non sarebbe più tornato. Piuttosto, informò, si sarebbe ritirato. La cosa non piaceva alla Fifa che di Maradona aveva bisogno come uomo immagine per i mondiali negli Stati Uniti del 1994. Il presidente Havelange intimò al Napoli di liberare il calciatore argentino, minacciando di liberarlo con un arbitrato se Ferlaino avesse disubbidito. Ma l'Ingegnere non era tipo di facili desistenze e continuò a tenere il punto per tutto il mese di luglio: Maradona doveva tornare a Napoli. Ferlaino sognava una seconda stagione d'oro, un tridente formidabile con il gemello Careca e la nuova stella Fonseca, uruguaiano arrivato dal Cagliari di Cellino per 18 miliardi. L'incontro tra le parti avvenne il 10 agosto 1992 a Zurigo. Al tavolo si sedettero il segretario generale della Fifa, Blatter, il presidente della federazione argentina, Grondona, il manager del giocatore, Franchi, due dirigenti del Napoli, Russo e Paoletti, e il vicepresidente della Figc, Pierro, in rappresentanza di Matarrese. Mancavano i due contendenti, Maradona e Ferlaino. Il faccia a faccia durò quattro ore prima di una clamorosa apertura: Maradona ha deciso, torna a Napoli.

«Speravo in un'altra soluzione. Ma visto che non è stato possibile trovarla, mi sono deciso a dare un' altra opportunità al Napoli. Che dovrà però accettare tutte le condizioni che contiene la proposta avanzata dal mio manager, una proposta che, tra l' altro, ha ottenuto l' avallo della Fifa» fece sapere l'argentino da Baires. Il 12 agosto il Corriere della Sera titola "Maradona annuncia: ritorno a Napoli". Per tornare, però, Maradona decise di porre quattro condizioni: abitare fuori Napoli, giocare solo in casa, allenarsi da solo e ricevere un ritocco economico. Thern, principale indiziato a cedergli il posto nella squadra titolare, già si vedeva fuori. «Ma dinanzi ad un artista come Diego è impossibile fare polemica» fece sapere il mediano svedese. Fonseca, raggiante, iniziò a sognare di averlo a suo fianco il 22 agosto successivo, nell'amichevole al San Paolo contro il Nacional Montevideo. La città non si accese per la notizia. La Napoli di ferragosto, mezza vuota, accolse con freddezza l'apertura di Diego. Anche a Soccavo, nessuno esultò. Il suo ritorno venne valutato in diecimila abbonamenti in più, poca roba. Ferlaino si mostrò disponibile a trattare sui punti riguardanti gli allenamenti e la residenza, ma sull'aspetto economico fu irremovibile: non un soldo il più del contratto in essere. Il Calcio Napoli decise di non accontentare Maradona circa le richieste economiche extracontrattuali e lo fece sapere spedendo un fax a lui, ai manager e alla Fifa.

LO STRALCIO DEL FAX DEL NAPOLI

Maradona può tornare a Napoli e tale rapporto è già ampiamente regolato giuridicamente ed economicamente. Di questo ritorno siamo estremamente lieti per il grande attaccamento che la società, la squadra e la città gli hanno sempre dimostrato, finchè la sua logica di uomo e di sportivo è stata coerente alle attese e alla fiducia riposta. Per il resto valgono i patti sottoscritti e regolati dai contratti, federale e d'immagine; fermo restando che, come in passato, il Napoli non ha mai lesinato nulla a Maradona, sarà la società stessa non solo a rinunciare ai notevolissimi danni derivanti dalla vicenda, ma a offrire un adeguato premio al calciatore se il suo comportamento umano e sportivo lo renderà meritevole. [...] Come puro inciso, relativo all'altra ipotesi proposta riguardante lo svincolo, il Napoli ribadisce ancora una volta il suo categorico rifiuto. E può solo rilevare la stranezza di un'offerta che prevede una cifra irrisoria, garantita fumosamente e senza alcuna considerazione per i danni che la società ha subito, non certo per sua volontà. [...] Si concorda infine sulla necessità di una maggiore discrezione, comunque già tradita dalle ultime dichiarazioni di Maradona, e attendiamo con ansia il momento in cui Maradona deciderà di usarla. Riteniamo che questa nostra chiarezza sia il modo migliore di dare il benvenuto a Napoli a un grande giocatore e a un uomo di valore.

A quel punto, la rottura fu definitiva. Il manager di Maradona, Marcos Franchi, fece sapere che, con quelle basi, continuare il rapporto era impossibile. Il Napoli, che giustamente rivendicava un contratto firmato e non voleva rimetterci dei soldi non dovuti, non si spostò di un centimetro. Il clamoroso riavvicinamento tra Diego e il club divenne una frattura definitiva, avvalorata dalla mancata trasmissione di alcuni documenti clinici al club e alla Fifa. «La decisione del Napoli è barbara - commentò Maradona -, però non mi sorprende perché  Ferlaino è un uomo senza cuore. Anche i giocatori del Napoli sono con me, mi chiamano tutti i giorni. Careca ha avuto problemi con il presidente Ferlaino, tutti noi, prima di scendere in campo, insultavamo il presidente, ci caricavamo e vincevamo le partite. Questa era la nostra forza. A Napoli non avevamo neppure una palestra per allenarci e io l'ho chiesta invano per sette anni. Solo adesso, e l'idea era mia, l'hanno costruita. Comunque il "no" di Ferlaino era quello che mi serviva, adesso sono libero per andare al Siviglia». Finirà così, per la felicità della Fifa che mise il Napoli alle spalle al muro, costringendolo di fatto a rinunciare al proprio tesserato più importante. A tessere lo "scippo" di Maradona al Napoli, Joseph Blatter. «Il Grande Burattinaio, appunto. La vicenda è al limite della fantascienza perchè Maradona, legato da un regolare contratto con il Napoli (che tra l'altro gli ha già fruttato congrui anticipi nonostante i 15 mesi di squalifica), pur essendo inadempiente (non si è mai presentato al raduno partenopeo), rischia di essere svincolato d' autorità, ottenendo con l' appoggio della Fifa quanto i regolamenti della Fifa vietano: cioè il trasferimento ad una società di suo gradimento.

Calpestati i diritti del Napoli, calpestato il senso di giustizia, adesso scenderà in campo anche Matarrese. Ma contro il Grande Burattinaio i margini di manovra sono esigui. Quando c'è di mezzo la sua arroganza del potere, anche i regolamenti diventano rotondi. Come il pallone» fu scritto sul Corriere della Sera del 28 agosto 1992. L'esproprio avvenne a fine settembre, con Ferlaino oramai schifato e indifferente. Maradona finì al Siviglia con un contratto firmato a Zurigo. Si congedò così da Napoli nella conferenza stampa di presentazione in Andalusia: «Devo dire loro sempre grazie. Purtroppo, quando due persone litigano, è la gente a rimetterci. Ho detto addio al Napoli perche' qualcuno era di troppo, ma se mi offrissero di giocare al San Paolo una partita con incasso devoluto ai bambini poveri lo farei domani. Nel mio contratto c'e' una clausola che mi impedisce di giocare a Napoli? Lo so, ma per far felici i bambini si può dribblare ogni regolamento». Quell'ipotetica partita, fortunatamente, non si giocò mai. Il Napoli finì dodicesimo, Ranieri fu esonerato in autunno e, in quella stagione, iniziò la crisi economica che segnò il club negli anni a venire, fino al fallimento nel 2004. Come sarebbe andata se Maradona e il Napoli avessero trovato un accordo dopo il primo incontro a Zurigo? Chissà. Ma forse, visto come andò a Siviglia, è stato meglio ricordare esclusivamente il Diego formidabile che condusse il Napoli in sette anni di incredibili trionfi.

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