Martedi 26 settembre 2017 00:28
Diario Partenopeo

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Tunnel Borbonico, i segreti e le bellezze di oltre cento anni di storia




L'antichissima storia di Napoli ci insegna che tra le strade, le piazze e i palazzi della città di Parthenope si nascondono innumerevoli bellezze, eppure non tutti sanno che molta della ricchezza della città si trova nel sottosuolo. Tunnel, cave, cisterne e catacombe fanno di Napoli sotterranea una città sotto la città, la cui storia è forse più antica e misteriosa di quella che possiamo ammirare alla luce del sole. Una delle attrazioni turistiche più famosa, la cui vastità spesso non è immaginabile. Eppure, in un luogo che richiama da sempre visitatori da ogni continente, esiste una parte che è stata ridonata al pubblico solo recentemente: la Galleria Borbonica. La storia inizia il 19 febbraio 1853 quando re Ferdinando II di Borbone commissiona all'Architetto Errico Alvino la realizzazione di un tunnel in grado di collegare Largo della Reggia (attuale Piazza del Plebiscito) con Piazza Vittoria.

Il fine di tale opera era chiaramente strategico-militare, ovvero consentire un rapido e riparato collegamento alla reggia per i soldati stazionati nelle caserme della Vittoria e della Cavallerizza e permettere soprattutto la fuga verso il mare della famiglia reale in caso di tumulti e rappresaglie. Un lavoro maestoso e decisamente dispendioso doveva in qualche modo essere giustificato e così il tunnel rientrò, in maniera ufficiale, nell'ambito delle opere pubbliche come galleria commerciale ed alternativa via di passaggio. Gli scavi iniziarono nell'aprile dello stesso anno partendo da via della Pace (attuale via Morelli), ma ben presto l'Architetto Alvino si imbatté nei primi problemi. Lungo il percorso stabilito per la Galleria, infatti, furono intercettate numerose cisterne dell'antico acquedotto che inevitabilmente rallentarono i lavori e costrinsero a modificare numerose volte il progetto. Nel 1855, però, il tunnel venne comunque inaugurato sebbene non vide mai la luce sul versante di Piazza Carolina. La morte del re, avvenuta due anni dopo, e i conseguenti problemi che investirono il reame, lasciarono che il progetto finisse nel dimenticatoio senza vedere mai il suo completamento.

La storia riprende decenni dopo, durante la Seconda Guerra Mondiale, quando uno spazio così grande e sicuro venne destinato dall'Unpa (Unione Nazionale Protezione Antiaerei) a rifugio bellico per gli abitanti della zona. Successivamente, nel dopoguerra, come deposito giudiziario comunale e infine come discarica abusiva. Una conclusione indecorosa per un pezzo di storia così prezioso, che ha ritrovato la sua dignità solo pochi anni fa, nel 2005, quando il Commissariato di Governo per l'Emergenza del Sottosuolo risvegliò l'attenzione sul tunnel. Un durissimo lavoro di volontariato, capitanato dai Geologi Enzo De Luzio e Gianluca Minin, ha riportato alla luce le storie, i segreti e i misteri di una parte di Napoli sotterranea che molti avevano dimenticato. Percorrendo i cunicoli del tunnel è facile imbattersi in qualche cisterna costruita nel '500 come riserva d'acqua per le abitazioni soprastanti. Sulle loro pareti sono ancora visibili i segni lasciati dai pozzari per la loro manutenzione, come le grappiate, ovvero i fori attraverso cui scalavano le pareti della cisterna, e i simboli esoterici e croci templari scolpite come buon auspicio. Di forte impatto visivo è invece la Sala Centrale del tunnel, alta 12 metri attraverso cui si arriva ai ponti sospesi costruiti per attraversare le cisterne incontrate durante gli scavi. Il tratto più emozionante rimane però l'ultimo, dove si trova il ricovero allestito durante la guerra.

Nel 2005, quando iniziarono gli scavi per riportare in vita la Galleria, l'ultimo tratto si scoprì essere stato murato, probabilmente dagli stessi che lì trovarono riparo durante i bombardamenti, come a preservarne le storie e i ricordi a possibili visitatori futuri. Esposti negli antri scavati nella roccia, sono ancora visibili quello che resta dei letti, dei giocattoli, delle medicine e dei beni di prima necessità. Sui muri si leggono chiaramente date, disegni, preghiere incise in quelle ore di paura e speranza e nomi di persone. Tra questi Waschke Walter, il cui suono faceva pensare ad un soldato tedesco. È stato Paolo Sala che, recuperato un elenco telefonico degli anni '70, è riuscito a rintracciarlo e ha scoperto che invece era un bambino, che in quegli spazi sotto terra aveva trovato riparo con la sua famiglia. Ora Walter ha oltre 80 anni e grazie all'apertura al pubblico del Tunnel Borbonico è potuto tornare tra quelle mura, questa volta con i suoi figli e i suoi nipoti, questa volta solo come visitatore.

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