Diario Partenopeo

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Genesis, Mc Enroe e trionfi europei, c’era una volta il Mario Argento




Fuorigrotta, viale Giochi del Mediterraneo. Una strada rivitalizzata con l'apertura del grande cinema multisala. Che porta un nome non casuale. Fu casa, infatti, dei Giochi del Mediterraneo a Napoli, anno 1963. Una via nel nuovo quartiere residenziale al di là della collina di Posillipo, a due passi dallo stadio San Paolo, scelta per essere il cuore pulsante della Napoli sportiva. Vennero erette due strutture, propedeutiche alla tenuta della manifestazione: la piscina Scandone e il grande palazzo dello sport, il Mario Argento. Quest'ultimo rappresentava il contraltare del grande stadio calcistico per ciò che riguardava gli sport indoor. Una capienza da ottomila posti, bar e servizi per l'utenza.

Fu inaugurato proprio nel 1963, con un incontro di pugilato seguito, la sera stessa, da una partita di basket tra Italia e Siria. Vinse l'Italia, 78-49. Quel giorno diventò il Palazzetto dello sport di Napoli, sostituendo il vecchio sferisterio fascista a via Giulio Cesare che venne poi destinato al gioco della pelota spagnola, prima di fare una brutta fine nel 1987. Il Mario Argento fu sede quindi della manifestazione per cui era nato, i Giochi del Mediterraneo. Le gare indoor si tennero tutte in quella grande arena coperta a cento metri dall'Edenlandia.

Visse anni di lustro, diventando la casa della pallacanestro napoletana. Lì la Partenope vinse la Coppa delle Coppe nel 1970. I tifosi partenopei della palla a spicchi vissero dagli spalti la cavalcata vincente di Manfredo Fucile, Miles Aiken, Jim Williams e Gianni Gavagnin che culminò con la finale vinta 87-65 contro i francesi del Vichy. Napoli è, però, città mai facile. E il Mario Argento si vestì da presidio sanitario per le maxi-vaccinazioni  per il colera '73. L'anno seguente accolse i Genesis, star assolute del panorama rock mondiale, per un concerto che è entrato nella storia musicale della città. Poi, gli anni ottanta. Il torneo internazionale di tennis con le sfide infinite tra Lendl e Mc Enroe e i trionfi di Patrizio Oliva. Il Mario Argento offrì un colpo d'occhio eccezionale quando, nel 1986, il pugile partenopeo difese a Fuorigrotta il titolo mondiale conquistato a Montecarlo qualche mese prima. Vinse, contro Brian Brunette. E a Napoli fu festa. Poi gli anni novanta e i primi segni del degrado. Fino al 16 aprile 1998, l'ultima volta del basket al Mario Argento. Una partita di poca importanza: Partenope-Pozzuoli.

La chiusura definitiva avvenne il 6 giugno successivo, con un meeting di boxe. Poi, la promessa dei lavori. Della ristrutturazione. Tante chiacchiere, altrettante le promesse. Si sono alternati i sindaci e le giunte, ma il grande Mario Argento è rimasto lì, dimenticato. Prima di perdere l'ultima dignità nel 2005, con lo smantellamento della struttura esterna. Da quel momento, è stato null'altro che un rudere, rifugio di tossicodipendenti e senza fissa dimora. Si disse che servivano 820 giorni e 30 miliardi per farlo tornare al vecchio splendore. Niente di fatto. Di fronte è sorto il suo sostituto, il Palabarbuto. Un palazzetto prefabbricato. Ma di fronte, quando si passeggia sul marciapiedi opposto lui è sempre lì. Umiliato ma non raso al suolo. E sembra di risentire i boati dei canestri di Fucile e Aiken o i cori per Patrizio Oliva, braccia al cielo a casa sua. Al Mario Argento, il grande palazzo dello sport di Napoli.

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