Giovedi 20 settembre 2018 23:46
Diario Partenopeo

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L’ossessione per Napoli di Pablo Escobar


È stato il trafficante di droga più celebre della storia. Pablo Escobar, signore della coca di Medellìn, icona della ferocia criminale dei cartelli colombiani. Autore di omicidi efferati, attentati e tentativi di destabilizzazione istituzionale nel suo paese, la Colombia, come raccontato poi in Narcos, la serie dedicata alla sua figura che ha fatto le fortune di Netflix. Il luogo simbolo della potenza di Escobar era la "Hacienda Napoles", una vera e propria reggia edificata dal narcotrafficante a Puerto Triunfo, una località rurale del dipartimento di Antioquia. Lì Escobar costituì la sua roccaforte, controllata e difesa da decine di uomini. In quel luogo di lusso ed esagerazione si decisero i destini della Colombia e del narcotraffico negli anni Ottanta.

Perchè "Hacienda Napoles"?

Quando Pablo Escobar acquistò il terreno nel 1978 in società con i suoi cugini Jhonny e Luis non ebbe dubbi. Impose il nome "Hacienda Napoles" (Tenuta Napoli) al suo quartier generale in onore della città all'ombra del Vesuvio. Escobar c'era stato qualche tempo prima, in viaggio. Non si è mai saputo perché El Patron arrivò a Napoli. La città, alla fine degli anni Settanta, stava affiancando Marsiglia come snodo cruciale delle rotte della cocaina. Forse Escobar ci venne per concludere affari con qualche boss della camorra. Oppure fu semplicemente un viaggio di piacere. Certo è che, a metà degli anni settanta, alcuni esponenti della camorra casalese entrarono in contatto con dei referenti di Don Pablo nel carcere di Rebibbia. In un recente articolo di Salvatore Minieri per "Informare" si sostiene che Alberto Beneduce, ras del litorale domizio negli anni a seguire, fosse arrivato a trattare direttamente col gran capo. Ma lo sbarco a Napoli di Escobar per motivi di narcotraffico è solo un'ipotesi. L'unica certezza è che fu così impressionato dalla città che se ne innamorò, tanto da voler intitolare il suo quartier generale al luogo che gli era entrata nel cuore. Tra l'altro Escobar era una buona forchetta e apprezzò particolarmente le bontà culinarie partenopee. Non solo. Una delle sue figure di riferimento era Al Capone che, secondo il vox pupuli, aveva origini napoletane (in realtà suo padre era nato ad Angri). Un motivo in più per scegliere quel nome.

L'ingresso della Hacienda Napoles

Come un camorrista

Quando tornò in Colombia e iniziò a costruire la "hacienda" fece costruire una porta di ingresso sulla quale fece installare il primo aereo da turismo usato per trasferire coca. Sulla porta fece pitturare la scritta "Hacienda Napoles". Quell'ingresso fu per anni il simbolo della sua potenza. La tenuta, inaugurata a Natale '78, divenne in pochi anni un vero e proprio parco divertimenti ad uso e consumo del "Re della Coca". Anche negli atteggiamenti Escobar era molto vicino ai boss della camorra di quegli anni. Gli piaceva apparire, sfoggiare le proprie ricchezze, dare una giustificazione sociale alla sua ascesa criminale. Il suo modo di fare era molto diverso dagli atteggiamenti morigerati di altre organizzazioni malavitose come, ad esempio, la mafia o la 'ndranghetà. Nella hacienda, oltre a piscine, eliporti e scuderie, realizzò uno zoo con animali provenienti da tutto il mondo. Tra questi degli ippopotami che, ancora oggi, danneggiano le coltivazioni della zona. L'ultima eredità della follia del Patron, ucciso a Medellìn nel 1993.

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