Venerdi 22 settembre 2017 17:07

Nino D’Angelo, notte magica al San Paolo: «Io, dagli ultimi ad un sogno»
Grande festa al San Paolo per il concerto di Nino D'Angelo che ha festeggiato i sessanta anni con una esibizione dinanzi a venticinquemila spettatori

25 giugno 2017



NAPOLI - È stata la festa di compleanno dei suoi sogni. Nino D'Angelo ha abbracciato Napoli nel concerto evento allo Stadio San Paolo. Venticinquemila spettatori, Curva B piena, prato affollato. Almeno tre generazioni di fan. Presenti i genitori, che vissero l'ascesa del "caschetto d'oro" negli anni Ottanta, i figli, che con quelle note sono cresciuti, e  - in alcuni casi - i figli dei figli, pronti a raccogliere il testimone. Nino pezzo di Napoli, Nino figlio di Napoli. Simbolo del tessuto popolare, ventre caldo da dove, nel 1975, iniziò l'ascesa di un giovane gelataio della stazione Centrale. Nino D'Angelo lo ricorda più volte, durante il concerto. Lo evidenzia, lo rimarca. Viene dagli ultimi e non se ne vergogna. Anzi. Nelle sue origini ha trovato i valori che lo hanno portato a diventare un simbolo della città.

Oramai, a sessanta anni, è un totem, un feticcio della musica napoletana. Sul palco salgono Franco Ricciardi, Clementino, Rocco Hunt, Sal Da Vinci, Maria Nazionale, Enzo Gragnaniello, Gigi Finizio, Raiz, James Senese, Fortunato Cerlino e tanti altri artisti. Tutti lo abbracciano, qualcuno lo chiama maestro. E lui scherza con i più giovani. Racconta che Clementino lo chiama "zio". Dopo la morte di Mario Merola, è suo il ruolo apicale nello scenario musicale napoletano. E lui dimostra di avere tanto da dare. Mescola il repertorio degli anni Ottanta con il cantautorato dell'ultimo ventennio. Fa sognare il "popolo delle sue canzoni", come ama chiamarlo, con i grandi classici. Amore e pensiero, Sotto 'e stelle, Popcorn e patatine, Pe' me tu si, Batticuore, Il cammino d'amore, Vai, Fotoromanzo, Ciao amore, Stupida avventura, Maledetto treno, Nu jeans e na Maglietta, Chiara e un paio di medley con altri successi fanno cantare a squarciagola il pubblico. Ma c'è spazio anche per brani come 'O schiavo e 'o Re, 'A storia 'e nisciuno. Pezzi di denuncia sociale, dai toni più impegnati.

Uno degli striscioni esposti dai fan (DP/Gaetano Capaldo)

Quando canta 'Nu napulitano con Raiz, alle sua spalle scorrono le immagini dei volti che hanno fatto la storia di Napoli, da Totò a Eduardo, passando per Salvator Rosa e Giancarlo Siani. Sullo screen passa l'immagine di Pino Daniele, preludio di Napule è, cantata da solista con il pubblico. Di tanto in tanto prende una pausa per dialogare con il suo popolo. Parla ai giovani, scusandosi per «la Napoli che non siamo riusciti a darvi». Ricorda i suoi trascorsi da tifoso, nello stadio «che lo ha visto bambino». Declama a memoria una formazione del Napoli degli anni Sessanta e promette battaglia alle avversarie in vista del prossimo campionato. Arriva a commuoversi quando lo stadio canta con lui. Poi arriva il momento del gran finale. Lui, il ragazzo della Curva B, intona Napoli Napoli e viene giù il San Paolo. È l'ultima emozione di una serata magica. L'eterno scugnizzo ha avuto la festa che meritava.

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