Mercoledi 25 aprile 2018 00:42

Terrorismo, gli 007 lanciano un allarme: «In Italia è alto il rischio attentati»

27 febbraio 2017



ROMA - «È sempre più concreto il rischio che alcuni soggetti "radicalizzati in casa" decidano di non partire verso Siria ed Iraq determinandosi a compiere il jihad direttamente in territorio italiano». E' quanto segnala la relazione annuale dell'intelligence inviata oggi in Parlamento, che parla di «pronunciata esposizione dell'Italia alle sfide rappresentate dal terrorismo jihadista».

«I radicalizzati in casa - evidenzia la relazione - sono dediti ad attività di auto-indottrinamento e addestramento su manuali online, impegnati in attività di proselitismo a favore di Daesh e dichiaratamente intenzionati a raggiungere i territori del Califfato». «Ma a causa delle crescenti difficoltà ad arrivare in quelle aree- continua a spiegare il dossier - questi soggetti potrebbero decidere di non partire e colpire qui. I servizi citano in proposito il caso, emerso nel corso dell'inchiesta "Terre vaste", di uno straniero, partito dall'Italia nel 2015 verso il Califfato, che aveva esortato elementi presenti sul territorio nazionale a non raggiungere la Siria o l'Iraq ma, piuttosto, agire in Italia».

Italia obiettivo di due frange

«Oltre a rappresentare un potenziale target di attacchi diretti, l'Italia potrebbe costituire un approdo o una via di fuga verso l'Europa per militanti del Califfato presenti in Libia o provenienti da altre aree di crisi». Ha reso noto sempre la relazione annuale dell'Intelligence al Parlamento che ha aggiunto «Il territorio nazionale, inoltre, potrebbe costituire una base per attività occulte di propaganda, proselitismo e approvvigionamento logistico, nonché una retrovia o un riparo anche temporaneo per soggetti coinvolti in azioni terroristiche in altri Paesi, come verosimilmente accaduto nel caso dell'attentatore di Berlino».

Rischio di attentati chimici

«Il rischio di attacchi con armamento chimico-batteriologico-radiologico-nucleare, da parte di organizzazioni terroristiche permane alla costante attenzione della Comunità internazionale e degli apparati di intelligence di tutto il mondo». «Daesh - si legge nel rapporto - ha evocato la possibilità di attacchi terroristici con aggressivi chimici, sebbene le capacità di guerra chimica dell'organizzazione siano parse limitate ad una produzione artigianale dell'agente vescicante. Si ricorda che Daesh, dalla fine del 2015, contestualmente all'intervento russo in Siria e all'incremento dei raid aerei della coalizione internazionale ha subito un progressivo ridimensionamento, territoriale, nella dirigenza con l'eliminazione di esponenti di spicco e nelle risorse economiche».

Gentiloni: «Alle minacce si risponde accettando la sfida»

Immediata la reazione del Governo italiano che nella persone del Presidente della Repubblica, Paolo Gentiloni, ha dichiarato presentando con il direttore del Dis Pansa la relazione annuale sull'intelligence: «Alle minacce alla sicurezza non si risponde chiudendosi ma accettando la sfida. Più sicurezza non vuol dire meno libertà. I cittadini italiani possono essere certi, non della mancanza di minacce perché sarebbe un'illusione ma della qualità, molto alta, di chi lavora per contrastarle».

«La relazione annuale sulla politica dell'informazione per la sicurezza - continua il Capo dello Stato - racconta pur tra mille contraddizioni la capacità che c'è stata di conoscere, prevenire e contrastare sfide e minacce di vario tipo anche relativamente nuove per noi. E' motivo di soddisfazione. L'Italia deve difendersi e difendere la propria sovranità. Non c'è - conclude - nessuna concessione a strane idee di voler riportare in Ue dinamiche conflittuali nei singoli paesi, noi crediamo nell'Europa ma difendiamo tuttavia i nostri interessi tecnologici e strategici».

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