Martedi 22 agosto 2017 07:16

Renzi al Quirinale. Mattarella vuole che resti, ma l’addio è scontato
Il presidente della Repubblica ha chiesto a Renzi di restare al suo posto, ma il premier dimissionario ora ha una sfida diversa da vincere.

05 dicembre 2016



ROMA - Matteo Renzi è salito al Quirinale per consegnare le proprie dimissioni nelle mani del presidente della Repubblica. Il colloquio con Mattarella è durato circa un'ora. Il capo dello Stato ha ricordato al premier dimissionario l'importanza della stabilità in uno scenario incerto come quello attuale, invitandolo - neanche troppo velatamente - a restare in sella fino all'approvazione della legge di Stabilità. Qualche settimana ancora, il tempo di concludere l'iter legislativo del provvedimento. Renzi, però, si è mostrato di tutt'altro avviso. Non ha intenzione di restare a Palazzo Chigi oltre l'approvazione della legge di Bilancio, che dovrebbe avvenire entro qualche giorno. L'idea è di blindarla con la fiducia, in modo da arrivare alla direzione del Partito democratico, fissata per mercoledì, senza carichi pendenti. Il presidente del Consiglio si è riservato di dare una risposta dopo il Cdm di questa sera. L'obiettivo è defilarsi per iniziare il lavoro di rafforzamento del proprio progetto politico in vista delle prossime elezioni e di un eventuale congresso. Già nella serata di ieri, infatti, ha lasciato intendere che - a questo punto - tocca al fronte del No sparigliare le carte.

Due ipotesi sul tavolo

Data per certa l'irrevocabilità delle dimissioni di Renzi, si aprono due scenari. Il primo è quello di un governo tecnico, con Padoan presidente del Consiglio e  probabili elezioni nel 2017. Tale scenario permetterebbe a Renzi di arrivare alla nuova tornata elettorale da segretario, con la certezza di essere il candidato premier del Pd. La seconda possibilità, che potrebbe portare ad un allargamento della coalizione, è un governo politico che abbia l'obiettivo di portare a termine la legislatura. Una soluzione di questo tipo porterebbe ad un congresso del Partito democratico nel 2017, aprendo una serie di scenari. Renzi, a quel punto, dovrebbe prima di tutto riconfermare la leadership all'interno del partito. E non è scontato che ci riesca. Franceschini, Gentiloni e Orlando sono i nomi più caldi circa un eventuale governo di natura politica. Difficile, invece, che si trovi una convergenza su Delrio. Troppo vicino al cerchio magico di Renzi, la sua promozione a capo dell'esecutivo non converrebbe al premier in chiave elettorale. Esiste in realtà anche una terza opzione: il presidente del Senato Grasso a Palazzo Chigi, ma è destinata a restare sulla carta. Il diretto interessato non sembrerebbe propenso a prendere le redini del governo in un finale di legislatura che si preannuncia tutt'altro che tranquillo. Solo suggestioni, invece, i nomi di Prodi, Amato e Bonino.

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