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Crisi di Governo. Renzi è convinto: «Resto fino alla Manovra, ma a febbraio si vota»

06 dicembre 2016



ROMA - Ci siamo, Matteo Renzi, dopo un'ora di colloquio - il secondo, tenutosi nel pomeriggio di ieri - con il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, si è lasciato convincere: resta fino all'approvazione della Manovra, dopodiché le dimissioni presentate ieri saranno scongelate.

Renzi: «Elezioni anticipate, non lascio la bandiera a Grillo»

E dopo? Renzi l'ha detto chiaramente: elezioni anticipate, o morte. «Non lascio la bandiera delle elezioni anticipate a Grillo e agli altri. Se lo facciamo il Pd è morto, fa la fine che ha fatto dopo aver appoggiato il governo Monti», queste le parole del premier che punterà tutto su quel 40% sbandierato a furor di popolo dai più accaniti sostenitori renziani e sull'Italicum, prossimo ai ritocchi della Corte Costituzionale. Una convinzione basata sui numeri, con i quali l'operato di Renzi si è confrontato per la terza volta: «Abbiamo preso il 40 per cento nel 2012 e nel 2014 - ha spiegato il premier - Ripartiamo dal 40 per cento preso domenica».


Le sei mosse di Mattarella per il "dopo" (Ansa)

Ma la questione principale deroga anche dai numeri registrati. Secondo Matteo Renzi, infatti, il Partito Democratico non può sottrarsi all'impegno politico davanti alle opposizioni che invocano il voto anticipato. Soluzione che fa storcere il naso al Presidente dell Repubblica, che tuttavia ha promesso di non mettere i bastoni fra le ruote a Renzi in questa disperata corsa al voto.Per il momento, tuttavia, la formula più concreta resta la seguente: attendere l'approvazione della manovra, dopodiché Mattarella ufficializzerà le dimissioni, sciogliendo le Camere.

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Ciò che desta preoccupazione fra i più sarebbe il dopo-Renzi. L'idea di un Governo tecnico non piace praticamente a nessuno e le elezioni anticipate sarebbero fissate fra i mesi di gennaio e marzo, ma dalle dimissioni del premier in carica passerebbero troppi giorni con un vuoto di potere, che il Presidente della Repubblica confida di poter colmare puntando su questo stop imposto al Presidente del Consiglio.In pratica,  l'auspicio del Colle è che Renzi - qualora all'orizzonte si profilasse concretamente la possibilità di elezioni anticipate - riesca a tener duro almeno fino alla chiamata alle urne.


La geografia del Partito democratico (Ansa)

Parola al Partito Democratico

Sul piatto, è chiaro, ci sono diverse partite: dalla presidenza della segreteria a quella del Consiglio dei Ministri. Il totonomi è iniziato e sembrano spuntare, oltre a quello di Renzi, almeno altre due possibilità: da un lato c'è Piercarlo Padoan, candidato ideale nell'eventualità che la strada del governo tecnico prenda piede, ma che non sarebbe disposto a protrarre un eventuale mandato fino alla fine della legislatura per la sua fedeltà alla bandiera renziana; dall'altro c'è il ministro dei Beni Culturali, Dario Franceschini, che si presenterebbe provvisoriamente come premier, in grado di tenere unito il partito, capace di dialogare con Fi sulla nuova legge elettorale e che non ambirebbe alla corsa delle nazionali del 2018. Un finto profilo basso, che secondo la corrente che lo sostiene, gli procurerebbe l'incarico di presidenza della Camera o del Senato - previa l'integrità di quel 40% - a seguito della rielezione di Matteo Renzi alla presidenza della segreteria del Pd. Mercoledì pomeriggio, intanto, ci sarà il Congresso del Pd, nel quale si riuniranno per fare il punto della questione e stabilire (si spera) una volta per tutte una linea quanto più unitaria possibile.

L'opinione di Renzi

«Le elezioni subito? Dipendono dal Pd. Chiederà le elezioni o chiederà altro?» queste le parole del premier. In effetti, per quanto sarebbe da chiarire la composizione di quel 40% sbandierato, è il caso di dirlo, a destra e manca, Renzi sembra comunque colui che ha reagito con maggiore lucidità a questo referendum. L'idea di cavalcare l'onda di un consenso più ampio di quello delle singole parti sostenitrici del No, può sembrare essere addirittura la chiave di volta della crisi di Governo avviatasi nella giornata di ieri. Naturalmente, questa dovrebbe andare a braccetto con gli auspici del Colle per una corsa forsennata al voto, senza l'intromissione di Governi di transizione.

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