Domenica 19 novembre 2017 05:57

Istat. Un italiano su quattro a rischio povertà, situazione critica al Sud

06 dicembre 2016



ROMA - Più di uno su quattro. Il 28,7% delle persone residenti in Italia nel 2015 è "a rischio di povertà o esclusione sociale". Lo stima l'Istat. Il dato resta stabile rispetto al 2014 (era al 28,3%). Aumentano però gli individui a rischio di povertà (dal 19,4% a 19,9%). Calano, invece, quelli che vivono in famiglie a bassa intensità lavorativa (dal 12,1% a 11,7%). Resta invariata la stima di chi vive in famiglie gravemente deprivate (11,5%). Nel 2015 in termini assoluti in Italia l'Istat stima in 17 milioni 469 mila le persone a rischio povertà o esclusione sociale. Numeri che, scrive l'Istituto, vedono gli obiettivi prefissati dalla Strategia Europea 2020 "ancora lontani". Entro il 2020, infatti, l'Italia dovrebbe ridurre gli individui a rischio sotto la soglia dei 12 milioni 882 mila. Oggi la popolazione esposta è invece "superiore di 4 milioni 587 mila unità rispetto al target previsto".

Al Sud quasi uno su due a rischio povertà

Quasi 1 su 2 ovvero quasi la metà dei residenti nel Mezzogiorno risulta a rischio povertà o esclusione sociale. Lo stima l'Istat calcolando che nel 2015 la percentuale di esposizione nell'Italia meridionale è pari al 46,4%, in rialzo sul 2014 (45,6%) e notevolmente maggiore rispetto alla media nazionale (28,7%). Al Centro, infatti, la soglia si ferma al 24% e al Nord al 17,4%. "I livelli sono superiori alla media nazionale in tutte le regioni del Mezzogiorno, con valori più elevati - spiega l'Istat - in Sicilia (55,4%), Puglia (47,8%) e Campania (46,1%).

Redditi netti non superiori a 2000 euro

In Italia inoltre la metà delle famiglie residenti può contare su un reddito netto non superiore a 24.190 euro, ovvero a 2.016 euro al mese, valore anche in questo caso "sostanzialmente stabile" rispetto all'anno precedente. La novità però, sottolinea l'Istat, è il fatto che il reddito familiare in termini reali interrompe "una caduta in atto dal 2009, che ha comportato una riduzione complessiva di circa il 12% del potere d'acquisto delle famiglie".