Domenica 22 luglio 2018 10:52

Napoli perde il Banco di Napoli, addio dopo 479 anni
Il Banco di Napoli sarà incorporato dalla Casa madre Intesa-Sanpaolo, dopo 479 anni scompare l'istituto di credito simbolo della città

22 dicembre 2017

NAPOLI - 1539-2019. Si concluderà all'alba dei 580 anni la storia del Banco di Napoli. Il Cda di Intesa-Sanpaolo ha deciso l'incorporazione del più grande istituto bancario del Mezzogiorno nella Casa madre a cavallo tra l'autunno del 2018 e i primi mesi del 2019. Si tratta di un atto puramente formale. Il Banco di Napoli fa parte del gruppo Intesa-Sanpaolo già dal 2003, ma ha mantenuto comunque una propria identità. Dal 2019 resterà solo il marchio che, probabilmente, sarà usato per identificare le filiali del gruppo in Campania, Calabria e Basilicata. Ma, di fatto, la società Banco di Napoli non esisterà più. Di pari passo con la procedura di fusione per incorporazione sarà portata avanti una massiccia riorganizzazione del personale all'interno del gruppo. In base al piano denominato "Maxistaffetta generazionale" ci saranno 7500 impiegati in meno. A fronte delle 9000 unità in uscita, sono previste 1500 assunzioni. Il gruppo Sanpaolo-Intesa spera di risparmiare una cifra vicina ai 700 milioni di euro grazie alla riorganizzazione degli assetti che prevede, oltre all'incorporazione del Banco di Napoli e il ringiovanimento del personale, l'acquisizione di alcuni rami di attività delle ex banche venete.

Lo stemma del Banco di Napoli

La nascita del Banco

Il nuovo decennio non vedrà dunque il Banco di Napoli. La quarta banca più antica al mondo non festeggerà i 500 anni di storia. Scompare un pezzo di storia di Napoli, la più antica istituzione cittadina con l'Università Federico II. I destini dell'istituto bancario sono stati legati per secolo a doppio filo con quelli della capitale del sud. La fondazione del Banco si fa risalire per convenzione al 1539 con la nascita del Sacro Monte di Pietà ma alcuni studiosi ritengono sia avvenuta addirittura nel 1463 con la costituzione della cassa di deposito della Casa Santa dell’Annunziata. Fin dalla fondazione il Banco ha garantito il credito alle realtà del territorio, creando un canale che permettesse di evitare la morsa dell'usura. L'importanza sempre maggiore rivestita dall'istituto portò Gioacchino Murat a creare, nel 1794, in Banco Nazionale di Napoli. Al Sacro Monte di Pietà furono uniti il Banco dei Poveri, il Banco della Santissima Annunziata, il Banco del Popolo, il Banco dello Spirito Santo, il Banco di Sant'Eligio, il Banco di San Giacomo e Vittoria, il Banco del Salvatore. Con l'Unità d'Italia del 1861 l'istituto assunse la denominazione "Banco di Napoli".  Negli anni post unitari, fino al 1926, fu istituto di emissione di cartamoneta a corso forzoso.

Il palazzo in Madison Street, fino al 2001 sede del Banco di Napoli a New York

La massima espansione

Già dal 1867 il Banco di Napoli aprì le prime filiali oltre il Garigliano. Nel 1867 furono inaugurati gli uffici di Firenze, nel 1871 quelli di Roma e l'anno successivo quelli di Milano. Il 1901 fu l'anno del grande passo. Il Banco aprì la filiale di New York, nella storica Town House di sei piani al numero 54 della centralissima Madison Street. Il 6 maggio 1926 fu trasformato in un istituto di credito di diritto pubblico con il compito di garantire lo sviluppo economico del Mezzogiorno. Gli anni successivi furono di grande espansione. Alla fine della Seconda Guerra Mondiale il Banco di Napoli era l'istituto di credito più importante d'Italia. Negli anni del boom economico l'istituto arrivò ad avere 500 filiali in Italia, 15 delle quali nella sola Milano. Oltre New York erano presenti altre cinque sedi estere a Tirana, Asmara, Tripoli, Massaua e Decameré. Il Banco di Napoli era presente anche a Hong Kong, Los Angeles, Chicago, Londra, Zurigo, Francoforte sul Meno, Bruxelles, Lussemburgo, Mosca e Sofia. Negli anni Sessanta e Settanta partecipò ad opere di sviluppo della Campania come la nascita dell'Alfasud di Pomigliano, intervendo nella ristrutturazione di teatri monumentali come il San Carlo e il Mercadante. Negli anni Ottanta, sotto la gestione di Ferdinando Ventriglia, potentissimo amministratore delegato, l'istituto arrivò alla massima espansione, creando la filiazione Banco Napoli International per le operazioni estere. Nel 1984 garantì l'acquisto da parte del Napoli di Diego Armando Maradona.

Lo storico logo del Banco di Napoli

Dalla trasformazione del 1991 ad oggi

Dopo lo spolvero degli anni Ottanta i guai, per il Banco, iniziarono nel 1991, con la trasformazione in Società per azioni. La politicizzazione del consiglio di amministrazione, le scelte gestionali sbagliate e i crediti in sofferenza portarono alla grave crisi del 1993-1994. Il Banco di Napoli, oramai, svestito del ruolo di primo piano nello scenario finanziario europeo, fu sottratto al destino della liquidazione con il decreto "Salvabanco" che ricapitalizzò l'istituto per 2283 miliardi. La privatizzazione avvenne nel 1997 con l'acquisto delle quote da parte della cordata Bnl-Ina. I risultati gestionali si rivelarono al di sotto delle aspettative. Nonostante la creazione della Sga, una bad bank destinata al recupero credito, il Banco di Napoli annaspò tra alterne fortune fino alla fine del 2002, quando fu acquisito dal gruppo Sanpaolo Imi. Negli ultimi quindici anni l'istituto ha operato esclusivamente nel Mezzogiorno. L'unico ufficio a nord della Campania è presente a Roma, all'interno di Palazzo Montecitorio.

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