Domenica 22 ottobre 2017 19:26

Jerry Calà e il flirt con Simona Mariani: «Mi piantò in asso, rimasi con la borsa»

20 aprile 2017



Inconfondibile Jerry Calà. Nel suo "diario", una rubrica che tiene settimanalmente sul suo profilo facebook, l'attore ha ricordato il flirt con Simona Mariani, la bella attrice napoletana che recitò con lui nel film "I fichissimi" del 1980. «Non riesco a staccarmi da Verona - ricorda Jerry Calà -, nemmeno quando giro il mio primo film da solo, quello in cui mi esibisco come «Jerry Calà e basta» invece di quel «Jerry dei Gatti» che mi ha quasi perseguitato. Certo, I fichissimi è ambientato a Milano e – non tutti lo sanno – alcune scene sono state girate a Roma, in un quartiere di fama non esattamente cristallina, il Laurentino 38. Ci furono anche momenti difficili durante le riprese romane, perché i piccoli ras del quartiere non ci mollavano un secondo. Credevano stessimo girando un film comico sul loro ambiente. Alla fine riuscimmo a spiegare che il quartiere ci serviva solo come location e che sarebbe stato spacciato per la periferia di Milano».

«Cosa c’entra allora Verona? Semplice: per scrivere il soggetto del film - spiega -, Carlo ed Enrico Vanzina si erano basati su Romeo e Giulietta di Shakespeare. Be’, se l’hanno fatto gli americani con West Side Story perché non avremmo dovuto farlo noi? Il mio stesso personaggio si chiamava Romeo e naturalmente la protagonista, che nel film era la mia ragazza oltre che sorella di Diego Abatantuono, si chiamava Giulietta. La interpretava Simona Mariani, che poi sarebbe diventata famosa come valletta parlante di Raimondo Vianello in Zig Zag. Io ero single, ai tempi, e mi ero follemente innamorato di lei. Simona mi fece credere di ricambiare un po’ questo mio interesse, ma nel frattempo era fidanzata con un ricchissimo imprenditore romano. Io, illuso, avevo organizzato una fuga romantica, alla quale lei aveva detto sì. Una cosa mielosa da innamorati di fotoromanzo. «Scappiamo insieme io e te, non sono ricco ma ti amo!» Non c’è mai stato nulla di fisico a parte i baci in scena, sui quali un po’ ci marciavo».

Poi prosegue: «A Milano avevo fatto in modo di prendere una camera vicina alla sua in albergo. Facevo cose da film scemo, tipo che lei si affacciava al balcone e io mi facevo trovare appoggiato al mio davanzale a dire cose come «Che magnifica serata!», oppure le lasciavo i fiori davanti alla porta. Poi, tornati a Roma, le proposi un weekend insieme. Lei all’inizio era titubante, poi accettò. La aspettai in stazione, come un pirla, con il borsone in mano. Non venne mai. Quella sera mi avevano invitato a una festa di gente ricca alla quale avevo dato forfait per partire con Simona. Visto che però non ero partito ci andai. E chi ci trovai? Simona con il ricco imprenditore. Lei mi fece uno sguardo come per dire: scusami, ma proprio non ce l’ho fatta. Mi asciugo la lacrimuccia e torno a I fichissimi. Il personaggio di Diego si chiama Felice, come quello che aveva interpretato l’anno prima in Arrivano i Gatti; ma è una coincidenza, tra i due non c’è alcuna relazione. Quando si scrivono i copioni, per i nomi dei personaggi ci si ispira spesso agli amici».

«In Un ragazzo e una ragazza, per esempio, io mi chiamo Calogero Bertolotti, che è il cognome di un grande amico di Claudio Bonivento. I fichissimi costò solo quattrocentocinquanta milioni di lire, ma alla fine fu un successo inatteso per tutti, tranne che per il regista, Carlo Vanzina, giovane ma già una volpe che conosceva i suoi polli. Me ne resi conto quando alla prima proiezione privata il distributore, il celebre Goffredo Lombardo della Titanus, si alzò e cominciò a urlare: "Che cazzo avete fatto?! Che schifezza è questa?!" Io ero sul punto di svenire, già vedevo la mia carriera stroncata, ma Carlo mi disse a mezza voce: "Ok, ci siamo. Se non piace a Lombardo il film sarà un successo". I fichissimi infatti incassò nove miliardi al botteghino».

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