Mercoledi 23 agosto 2017 06:16

Robinù, l’attacco di Santoro a de Magistris: «Deve avere un’apertura al mondo della cultura, non deve piegarla alla logica della sua propaganda»
Per il giornalista Michele Santoro, de Magistris non deve chiudersi al mondo della cultura che racconta anche il lato oscuro di Napoli, come fa Saviano. «Se vuole dire che a Napoli ci sono tante cose belle, ha tante possibilità di farlo, ma non può pretendere che Saviano non faccia lo scrittore»

01 dicembre 2016



NAPOLI - «Il sindaco di Napoli, Luigi de Magistris, non può andare a dormire la sera col vestito da rivoluzionario e svegliarsi la mattina col doppiopetto che aveva Giulio Andreotti, quando diceva di coprire le vergogne del Paese, di non farle vedere nei film». E' questa l'accusa che Michele Santoro ha rivolto al primo cittadino partenopeo, rispondendo alle presunte critiche mosse dal sindaco nei confronti del docufilm "Robinù" e di Saviano, rei di dipingere un'immagine della città lontana dalla realtà quotidiana.

«Ce l'aveva più con Saviano che con me, ma confonde il lavoro di uno scrittore o di un giornalista con un lavoro che potrebbe fare il suo ufficio stampa. Capisco che non è colpa sua - aggiunge Santoro - perché questi problemi richiedono l'intervento dello Stato, non sono problemi che può risolvere un sindaco, ma questo atteggiamento è orribile da parte di una persona come lui, che io so essere impegnato nella soluzione dei problemi della sua città ma deve avere un'apertura al mondo della cultura, non può pretendere di piegarla alla logica della sua propaganda. Se vuole dire che a Napoli ci sono tante cose belle, ha tante possibilità di farlo, ma non può pretendere che Saviano non faccia lo scrittore».

La replica del sindaco de Magistris

Immediata la risposta del sindaco de Magistris che ha commentato: «Ho letto con amarezza le affermazioni di Santoro a cui mi lega grande affetto e ritengo che non abbia compreso bene o non gli sono state riportate esattamente le mie dichiarazioni. Grande rispetto per ogni opera culturale come "Robinù", lui, come per Saviano, può esercitare la critica ma Napoli è molto altro. Non voglio né censurare né nascondere ma vorrei che si dicesse la verità. Vorrei che Santoro vivesse un po' di più la nostra città. Sono stato sorpreso quando ho letto quelle frasi per la loro durezza».

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