Domenica 24 settembre 2017 10:42

Manifestazione al Duomo, Napoli in piazza: «Giù le mani da San Gennaro»




NAPOLI - I napoletani non ci stanno. Tanti, tantissimi, dinanzi al sagrato del Duomo per salvaguardare la laicità della Deputazione di San Gennaro. Erano almeno in tremila, tutti concordi nella protesta contro la decisione di Alfano di modificare lo statuto, sancendo l'ingresso dei rappresentanti della curia nell'organimo. Hanno sostato pacificamente, dalle 15.00 in poi, nel piazzale antistante l'ingresso del Duomo.

[list][item icon="128247" ]Le foto della manifestazione in difesa della Deputazione di San Gennaro[/item][/list]

In molti, quasi tutti, hanno firmato la petizione a sostegno del ricorso contro l'atto ministeriale, che la Deputazione presenterà prima del 4 aprile. Presenti comitati e attivisti con striscioni e cartelli. Uno, il più fotografato, rappresentava una rivisitazione della locandina di "Operazione San Gennaro", film del 1966 con Nino Manfredi, Totò e Senta Berger che raccontava del furto del Tesoro di San Gennaro. Le facce dei protagonisti originari, però, erano state sostituite con quelle del Cardinale Sepe e del ministro Alfano. La mobilitazione ha vissuto anche momenti simbolici come l'apposizione di tanti fazzoletti bianchi sulle porte di ingesso della Cappella di San Gennaro, all'interno della cattedrale partenopea. COS'E' LA DEPUTAZIONE DI SAN GENNARO - La Deputazione è l’organo di governo della Cappella del Tesoro di San Gennaro. Composta in maggioranza da membri laici, è presieduta dal Sindaco di Napoli, secondo quanto previsto dal "Bollettino delle Leggi" di Gioacchino Murat del 1811.  Fin dal 1601 tutela il “Tesoro” e la sua composizione, in sostanza, è improntata ancora oggi sui criteri gentilizi dell'epoca. Quando fu costituita, Napoli era governata dai “sedili” del Patriziato e del Popolo Napolitano, che erano cinque (Capuana, Portanova, Montagna, Nido e Porto, oltre a quello del Popolo) e fornivano ognuno due rappresentanti. A fianco della Deputazione, un collegio di 12 prelati cappellani, presieduto dall’Abate Tesoriere sovrintende ai riti ed a tutti gli aspetti religiosi connessi. L'organismo, nel corso dei cinque secoli, è rimasto sempre autonomo, scevro da ogni inferenza del Vaticano o della Curia. La "riforma" dello statuto varata da Alfano, prevede l'ingresso di quattro rappresentanti di nomina curiale che, di fatto, farebbero venire meno l'autonomia della Deputazione. LE REAZIONI DELLE ISTITUZIONI - Alla manifestazione di oggi non erano presenti rappresentanti delle istituzioni in forma ufficiale. Il sindaco di Napoli, de Magistris, ha già preso posizione qualche giorno fa, dichiarandosi contrario alla strada intrapresa da Alfano e specificando di essere pronto a lavorare in modo che «non ci siano strappi ma affinché si continui a lavorare per aprire una nuova fase, ma senza snaturare la storia che ci ha consegnato San Gennaro». Il presidente della Regione Campania, Vincenzo De Luca, ha auspicato una soluzione condivisa che «rispetti gli equilibri e non turbi le tradizioni che vivono nel cuore della gente». Lo stesso Alfano, interpellato da Uno Mattina, ha spiegato che il suo decreto ha validità di un anno e resterà in vigore «fino al momento dell'approvazione del nuovo statuto, che sostituirà quello del 1894» in modo da assicurare la continuità dell'ente. E Sepe? Per il momento tace, ma ha già fatto sapere che poi «parlerà molto». © Riproduzione riservata