Giovedi 24 agosto 2017 10:54

Elezioni Campania, Saviano spara a zero su De Luca «Nelle sue liste c’è Gomorra»




NAPOLI - «Nel Pd e nelle liste c’è tutto il sistema di Gomorra, indipendentemente se ci sono o meno le volontà dei boss. Il Pd nel Sud Italia non ha avuto alcuna intenzione di interrompere una tradizione consolidata. E cioè alla politica ci si rivolge per ottenere diritti: il lavoro, un posto in ospedali. Il diritto non esiste. Il diritto si ottiene mediando: io ti do il voto, in cambio ricevo un diritto.» così Roberto Saviano, in un'intervista rilasciata all'Huffington Post sul tema delle prossime Elezioni Regionali in Campania. La questione, secondo lo scrittore napoletano, gira tutta attorno al clientelismo «L’elettore meridionale medio - ha detto Saviano - non ne vuole sapere di un politico nuovo che magari ha progetti e idee. Vuole il vecchio che gli garantisca il posto di lavoro, il posto alla nonna all’ospedale, la mensa, l’asilo, quello che ti dà di volta in volta il favore, in cambio del voto» Tutti vecchi nomi, peraltro poco raccomandabili: dalle liste d'appoggio create dai Cosentiniani, respinte da De Luca, alla candidatura di Aveta «uno che si è sempre dichiarato neo-fascista» dice ancora Saviano. Tuttavia, se De Luca rifiuta categoricamente alleanze con i cosentiniani, non disdegna di accettare fra i suoi persone vicinissime ai fedeli dell'ex-parlamentare, come Rosalia Santoro, la moglie di Nicola Turco «che è un fedelissimo di Cosentino» la quale, dice Saviano «ha dichiarato apertamente in un'intervista a Concita Sannino che "De Luca non è di sinistra, non ha nulla di sinistra…"» Ma non è finita la lista dei 'sospettabili', c'è anche un altro nome che fa storcere il naso, ossia quello di Enrico Maria Natale, la cui famiglia negli anni novanta ricopriva un importantissimo ruolo nell'imprenditoria grigia, accusata anche più volte «di essere in continuità con la famiglia Schiavone». Una serie di nomi legati ad un partito che Saviano non osa definire colluso, ma che «da qui a considerarsi, appunto, un partito antimafia… ce ne passa». Soprattutto alla luce dell'incarico di Cantone che, secondo Saviano, è arrivato solo a dare una nuova immagine in un momento particolarmente fortuito «Il Pd non sta facendo la battaglia promessa. Ha creduto che utilizzare le figure di Grasso o di Cantone fosse la garanzia di un’immagine diversa. Ed è questo che Renzi vuole: un’immagine diversa. Sicuramente c’è una parte di mondo del Pd in prima linea contro le mafie, ma questo governo ha fatto poco contro le mafie. In un certo senso si è trovato in una congiuntura anche positiva: non ci sono stragi o faide mafiose e quindi l’opinione pubblica non chiede a questo governo di rispondere con urgenza. Ma davvero non c’è stata una mossa vera per contrastare il riciclaggio, per contrastare la presenza endemica della mafia nelle banche o negli appalti» Incalzato a riguardo, coglie anche l'occasione per fare chiarezza sul suo appello al 'non-voto' lanciato in occasione delle primarie del Pd Campania «Dissi: non legittimate politici che hanno già in mente come vincere e come posizionarsi - ha spiegato Saviano - E quindi l’invito a non votare era l’invito a non legittimare questo sistema.» Ma questa volta lo scrittore abbassa il tiro e non chiede l'astensione, piuttosto «che ognuno scelga nel migliore dei modi tra Cinque Stelle, Sel, Pd, Caldoro. Ormai la Campania è in una situazione drammatica.» «La città di Napoli - conclude Saviano - è affogata tra l’estremismo di una minoranza ricca che almanacca su impossibili rivoluzioni e palingenesi e una piccola borghesia spesso compromessa e corrotta. In mezzo la parte maggiore onesta e assediata che un po' spera un po' subisce, un po' sta a guardare per capire se vince il toro o il torero. Penso che l’unico che potrebbe oggi descrivere la situazione se ne è andato qualche tempo fa e mi manca molto: Franco Rosi» ©Riproduzione riservata