Giovedi 23 novembre 2017 10:27

Referendum costituzionale, Boschi e De Luca da Napoli: «Un ‘sì’ per cambiare l’Italia»




NAPOLI - «Gli italiani devono votare "sì" al referendum di ottobre per fare in modo che il Paese venga proiettato verso il futuro, apportando riforme che saranno utili "anche nel quotidiano", dando vita a una riforma che cambia "nell'immediato le nostre vite». Parola di Maria Elena Boschi, Il ministro delle Riforme, a Napoli per un'iniziativa organizzata dal comitato per il "sì", profila la propria visione: «Chi vota 'no' lascia le cose come stanno, mentre chi vota 'sì' decide di cambiare l'Italia rendendola un Paese più stabile ed efficiente. Hanno interesse a votare no più grandi conservatori, che pensano meno a chi ha bisogno. Ma se non stai bene e vuoi cambiare la tua posizione, non puoi accontentarti dell'esistente, ti serve un sistema nuovo e c'è un solo un modo: votare sì al referendum». INCHIODARE IL 'NO' NEL MERITO - «E' difficile, per chi è contro la riforma spiegare perché lo sono, dobbiamo inchiodarli nel merito. C'è un tentativo - ha affermato il ministro - da parte di chi si oppone di non parlare nel merito, ma di fare politica e di fare scaramucce a mezzo stampa. Per gli altri - ha aggiunto - è molto semplice dare il messaggio che con il no va a casa il governo, per loro è più difficile spiegare perché sono contrari alla riforma. Dobbiamo inchiodarli nel merito». Per Boschi non si devono «buttare via due anni di lavoro per rendere le istituzioni più semplici e stabili» e questa campagna può rappresentare «un'occasione fondamentale per ritrovare entusiasmo, voglia di fare politica e parlare alla gente». IL REFERENDUM ABROGATIVO RESTA - «Non è vero che togliamo uno strumento di democrazia diretta, resta il referendum abrogativo così com'è», spiega Boschi, prima di attaccare Travaglio. «E' molto ascoltato da una parte dei cittadini, ma ha detto che se passa questa riforma, ci vogliono molte più firme per fare referndum abrogativi e che togliamo uno strumento di democrazia diretta. Non è vero. Se la riforma passa, rimane il referendum abrogativo così com'è, chi vuole, ha gli stessi strumenti di oggi». «Accanto a questo - ha proseguito il ministro - ne aggiungiamo un altro, che garantisce un quorum molto più basso, raccogliendo più di 800mila firme, perché si basa su un numero di votanti alle ultime elezioni politiche. Non è vero che rendiamo più difficile il referendum. Su questi punti dobbiamo essere in grado di dire la verità quando si dicono cose non corrette». IL CONTRIBUTO DI DE LUCA - «L'obiettivo del referendum è liberare l'Italia dalla palude burocratica. L'alternativa qual è? - ha esordito il presidente della Regione -. Il nulla, la palude. Se salta quest'occasione, per altri 30 anni non si parlerà più di riforme e resteremo dove siamo, nella palude burocratica». «Dobbiamo fare un doppio sforzo - ha proseguito De Luca - il primo è una mobilitazione straordinaria di tutte le energie riformiste. Non siamo ancora al livello giusto di mobilitazione per mettere in campo una battaglia straordinaria" e poi occorre semplificare il messaggio e "trovare una chiave per parlare all'Italia e per me la chiave è questa: liberare l'Italia dalla palude burocratica, spezzare le catene che bloccano questo Paese e liberare gli slanci vitali dell'Italia». © Riproduzione riservata