Martedi 21 novembre 2017 07:20

Camorra, minacce al pm Woodcock: «Comprensibile reazione ad una condanna»
Il pm della Dda di Napoli torna sulle minacce ricevute in aula alla lettura della sentenza nel processo contro la cosiddetta "paranza dei bambini"

14 novembre 2016



NAPOLI - «Non do nessun peso alle minacce in aula, si tratta della comprensibile reazione di persone a cui viene inflitta una pena grave». Il pm della Dda di Napoli, Henry John Woodcock, commenta con queste parole gli insulti e le minacce ricevute in aula alla lettura della sentenza che ha inflitto pesanti condanne ad oltre 15 giovanissimi membri della cosiddetta “Paranza dei bambini”. Il pm, intervenuto ad un convegno su “Anticorruzione e sistema penale” presso l'Università Federico II di Napoli, ha definito le invettive ricevute come conseguenze che «rientrano, se così possiamo dire, nel gioco delle parti».
Soffermandosi poi sui processi per corruzione Woodcock ha sottolineato come il problema principale risieda nel fatto che questi «non arrivino a sentenza definitiva». «Se oggi venisse fatta un'ispezione nell'ufficio esecuzione della Procura di Napoli si scoprirebbe che i reati contro la pubblica amministrazione passati in giudicato si contano sulle dita di una sola mano, anzi di un moncherino» ha spiegato il pm della dda di Napoli.

La questione, quindi, non riguarda tanto la fase investigativa, che pure richiede tempi lunghi, quanto piuttosto il mancato approdo alla pronuncia di una sentenza definitiva. «Le armi investigative a nostra disposizione sarebbero anche sufficienti, la questione centrale è di garantire che i processi che riguardano fatti di corruzione arrivino a sentenza passata in giudicato, che sia di condanna o assoluzione. Bisogna consentire l'eventuale esecuzione delle pene irrogate. C'è un sistema in cui molti processi, e questo avviene per colpa di tutti e di nessuno, non riescono arrivare a sentenza definitiva. Questo è più evidente per reati di corruzione che presuppongono una attività di indagine che ha un tempo più lungo e di acquisizione della prova dibattimentale più complessa».
«I reati corruttivi che riguardano la pubblica amministrazione vanno aggrediti con lo stesso vigore giudiziario con cui si aggredisce la criminalità organizzata – ha concluso il pm - Non sono sicuro che ci si sia calati ancora in questa ottica».

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