Commissariamento Autorità portuale di Napoli, Marciano «Inefficace»




NAPOLI - Secondo un report dell'associazione di ricerca Reset datato ottobre 2014 il Porto di Napoli produce un fatturato di circa un miliardo di euro annui e conta circa 5000 posti di lavoro, più 10000 di indotto. Numeri da capogiro, sui quali tuttavia bisogna riflettere perché l'autorità portuale di Napoli vive ormai una crisi economico-istituzionale già da qualche anno, in particolare - ma non solo - per la questione del ricorso allo strumento del commissariamento straordinario. Con un fascicolo aperto dalla procura della Repubblica di Napoli per la mancata riscossione di 20 milioni di euro sulle concessioni demaniali e con 240 milioni di euro concessi dall'Ue che il 31 dicembre 2015 verranno ritirati, l'autorità portuale napoletana vive in pratica sul filo del rasoio. Il commissariamento straordinario, dunque, è solo un risvolto logico di una crisi causata dalla quasi totale assenza di un interesse e di una sensibilità reali nei confronti della vicenda da parte della politica locale. Per quanto il commissariamento non sia di fatto l'unica causa della forte instabilità istituzionale ed economica si è rivelato inefficace a porre rimedio alla questione. A ribadire il concetto, oggi, sono arrivate le parole di Antonio Marciano, consigliere regionale del Pd «È dal primo momento che abbiamo richiamato l’attenzione del Governo e delle Istituzioni locali e nazionali sulla necessità di definire una governance autorevole e competente per il Porto di Napoli, ma il tema del commissariamento, che ha sicuramente inciso sull’attuale disastro, ha forse distolto l’attenzione dalle responsabilità, soprattutto politiche, di chi doveva agire per tempo per salvare il principale polmone dell’economia della Campania» «Ritardi e inerzie» delle vecchie amministrazioni regionali sono, secondo Marciano, le cause di quella che è l'attuale situazione, bloccando, di fatto «la realizzazione delle opere previste e necessarie per rendere competitivo lo scalo partenopeo e ne hanno segnato la progressiva perdita di competitività». «Bisogna attuare un’operazione di verità su tutti i nodi che ancora bloccano il rilancio dello scalo partenopeo - ha continuato il consigliere - sulle procedure in ritardo, su tentativi di far partire le gare senza garanzia delle opportune coperture finanziarie, sui conflitti che sottendono alla realizzazione del waterfront, sulle questioni spinose come concessioni e riscossione dei canoni di impresa». Poi spara a zero su Caldoro e la sua giunta riguardo il fallimento del Grande Progetto per il Porto di Napoli, che dovrebbe essere realizzato coi 240 milioni destinati dall'Ue «gestito in maniera sconsiderata, muovendosi in ritardo sin dal principio e partendo già con il piede sbagliato: inserito nel Por 2007/2013, è stato in realtà presentato alla Commissione Europea nel 2011, bocciato nel 2012 e poi rimodulato a dicembre 2013. Impossibile pensare dunque di completarlo nei tempi previsti da Bruxelles - 31 dicembre 2015 ndr. - nonostante i pomposi annunci e la consolidata prassi dello scarico di responsabilità - e lancia un appello all'attuale giunta - Per questo, è necessario una rapida inversione di tendenza da parte del nuovo Governo regionale, che ponga finalmente il Porto di Napoli al centro dell’agenda politica, superando interessi di parte e favorendo competenze riconosciute, capaci di disegnare un futuro per lo scalo» ©Riproduzione riservata