Martedi 12 dicembre 2017 20:42

Il procuratore Roberti come la Bindi «Camorra elemento costitutivo di Napoli»




NAPOLI - La camorra è o non è un «dato costitutivo di Napoli»? A fare eco ai genealogisti della camorra arriva Franco Roberti, procuratore nazionale antimafia, che alla presenza della commissione ha tuonato «La camorra è l’elemento costitutivo della società napoletana, ne è una parte integrante: bisogna guardare in faccia a questa realtà, sono anni che lo dico!» poi rincara la dose «Le mafie sono componenti organiche delle società di riferimento, e negarlo sarebbe negare l’evidenza». E se a farsi la guerra sono dei ragazzini, Roberti spiega che non si tratta di una novità «I minorenni sono sempre stati usati dalla camorra: a Napoli li chiamano "moschilli", sono quelli che fanno le vendette, gli omicidi, operano nello spaccio» pur trascurando che, tuttavia, non si tratta di "moschilli". Ma la guerra in città non si risolve, secondo il procuratore, definendo l'apparato camorristico cittadino come «un problema emergenziale», ma sarebbe necessario istituire «un piano di interventi economici per il recupero di quei territori». Iniettare denaro in certe zone, tuttavia, non basta se ci si dimentica che c'è una Napoli onesta, vittima di una parte della città «camorrista e plebea che convive con quella perbene e che trova la sua linfa in quelle povertà crescenti e in quelle diseguaglianze. Le mafie si infiltrano nelle diseguaglianze per fare affari con i ricchi.». Intanto, c'è una questione che a causa dei recenti avvenimenti sembra passare sempre più in secondo piano: i rifiuti. Roberti non indietreggia e la affronta «Potrei parlare per ore di coloro che per lucro personale devono smaltire in nero rifiuti; ricchi e disonesti che si rivolgono ai camorristi, che fanno affari e che reclutano dalle sacche di povertà la manovalanza criminale, quella che domina a Scampia». E la corruzione? «La corruzione è mai stata combattuta in Italia? - domanda il procuratore - Mai. Il corruttore è sempre stato visto come un furbo, come l’evasore fiscale - poi conclude - La corruzione si è quasi sostituita all’intimidazione mafiosa, è diventata strumento di infiltrazione». Intanto la Bindi continua dritta sulla sua strada, usando parole dure, che possono far male, ma indubitabilmente vere. «Roma non è Napoli, non c'è una storia centenaria delle mafie nella Capitale». Così il presidente della commissione parlamentare antimafia ai microfoni di Tg2000, nell'ambito di un'intervista su Mafia Capitale e i recenti fatti degli estrosi funerali del presunto boss dei Casamonica, che «ci sono a Roma forse da 30 anni - conclude la Bindi - E non può essere un funerale che ci fa prendere coscienza che i Casamonica comandano in quel territorio». Intanto da Palazzo San Giacomo, a Napoli, si è prudenti - ma non troppo: De Magistris annuncia che non ha più intenzione di «interloquire con la Bindi». Il sindaco, piuttosto, vuole risposte da Camera e Senato «Voglio parlare con Boldrini e Grasso e sapere se sono d'accordo» e, qualora si dovessero rivelare fondati i suoi timori, aggiunge che quella della commissione parlamentare antimafia è stata un'iniziativa per«gettare discredito su Napoli e i cittadini. Avrebbe potuto chiarire, spiegare, invece no. Perseverare è diabolico.» De Magistris, infine, ha chiesto chiarimenti alla Bindi, sottolineando, dal suo canto, i passi avanti fatti rispetto al tema della lotta alla criminalità nella città di Napoli. ©Riproduzione riservata