Venerdi 24 novembre 2017 08:23

Nuovo piano sanità, sblocco del turn-over e riapertura di vecchi presidi ospedalieri




NAPOLI - Oggi è stato presentato il piano di riorganizzazione ospedaliera della Campania, redatto dalla Giunta regionale di Stefano Caldoro, attuale capo di Palazzo Santa Lucia. I punti fondamentali del documento sono due: sblocco del turn-over e riapertura degli ospedali chiusi dal decreto 49 del 2010. Un rilancio, dunque, che permetterà di fronteggiare soprattutto il problema del personale e quello del ricoveri fuori regione. «Oggi abbiamo recuperato quasi mille posti letto rispetto a una battaglia che vedeva la Campania ingiustamente penalizzata, abbiamo recuperato risorse per aver eliminato gli sprechi, 230 milioni di avanzo che significa permettere a tutti questi ospedali  di non essere chiusi perché devono essere, e rimanere, presidi ospedalieri fondamentali per la nostra rete di emergenza» ha detto Caldoro durante la presentazione del progetto, durante la quale ha lanciato un appello alla classe politica incitandola a restar fuori dalla questione della sanità «La politica deve restare fuori dalla sanità - avverte il Presidente, poi raddrizza il tiro -Premesso che il gioco politico c'è sempre, quando ci sono misure concrete e quando si toccano, si vedono, non facciamo promesse e non vogliamo farne» Insomma, la politica ne resti fuori, ma a seconda dei casi. E certo, perché Caldoro ha tenuto anche a specificare quale sia questo "concreto" di cui parla, rivendicando la riapertura dei presidi ospedalieri inseriti nel famoso decreto di cinque anni fa, che ne ordinava la chiusura, e dello sblocco di 1118 unità organiche di lavoro, traguardi raggiunti indipendentemente dalla bandiera politica che si espone, e dei quali - dice Caldoro «Dovremmo esserne tutti contenti. Non è una questione maggioranza e opposizione: sono cose positive per la nostra regione, non si tratta di un argomento di polemica politica - ed infine l'appello - Tutti dobbiamo remare nella stessa direzione per migliorare la nostra sanità». Insomma, la questione gira attorno all'ombra gettata sulla sanità campana dal vergognoso numero di ricoveri fuori regione. Per evitarli, la giunta regionale ha previsto per il piano di riorganizzazione un aumento dei posti letto, la nascita di reti cliniche integrate e, soprattutto, la riapertura dei presidi sanitari colpiti dal decreto 49 del 2010. In particolare, nel salernitano resteranno aperti quelli Scafati, Oliveto Citra e Cava de' Tirreni, a Napoli, resterà miracolosamente aperto il Loreto Mare ed infine, nel Casertano, resterà aperto anche l'ospedale di Maddaloni. Il sindaco di Oliveto Citra, Mino Pignata, si è detto soddisfatto definendo la questione «Una vittoria della gente umile ed indifesa delle zone interne dopo uno scellerato decreto 49 del 2010. Si cancella una disposizione ingiusta che danneggiava i territori». Ma non finisce qui, sono anche programmate le inaugurazioni di due nuovi pronto soccorso negli ospedali di Calilupi di Carpi e in quello di Roccadaspdie. Mentre, invece, la struttura ospedaliera di Castiglione sarà integrata a quella del Ruggi di Salerno. Per quanto riguarda i posti letto, invece, sono previsti 19.750 unità - 500 in più, che permetterebbero alla Campania di rientrare pienamente nella media nazionale. In particolare, ci sarà un aumento dei letti per lugodegenza e per la riabilitazione: 2990 in tutto, dei quali 2187 saranno destinati alla riabilitazione e 803 alla lugodegenza in stadio avanzato. Quelli per i servizi psichiatrici passeranno da 196 a 234. Il tutto, andrà a fronteggiare il problema dei ricoveri fuori regione che, nel 2009, ammontava a 92 mila casi. Il numero scese nel 2013 a 80.754, ma stando al progetto della Regione, non basta. Mario Morlacco, subcommissario alla sanità, ha dichiarato «Il provvedimento è stato messo a sistemata lo scorso 24 febbraio e l'abbiamo inviato al Ministero della salute», ora spetterà all'Agenzia nazionale per la sanità esaminare il piano, anche se «abbiamo sempre consultato l'Agenas - ha rassicurato Morlacco - che ha apprezzato il lavoro» Nel 2009 il deficit sanitario ammontava a 853 milioni di euro, con bilancio in passivo. Poi divenuto attivo fino a 6,1 milioni nel 2013 e nel 2014, stando al preconsuntivo, l'attivo sarà di 230 milioni di euro, tutti soldi che serviranno a coprire le spese di macchinari e rinnovamento della sanità. ©Riproduzione riservata