Domenica 19 novembre 2017 01:52

Renzi a Napoli. Saviano lo bacchetta: «Avrebbe dovuto prestare attenzione al Sud molto prima»

18 gennaio 2017



NAPOLI - All'indomani della visita di Matteo Renzi a Napoli, durante la quale si è svolto il pranzo con Paolo Siani, fratello del giornalista de Il Mattino, Giancarlo, ammazzato nel 1985, e della visita a Scampia, è un lungo post del giornalista Roberto Saviano a rompere il ghiaccio sulla prima passerella non ufficiale dell'ex Presidente del Consiglio.

«Nel giorno in cui Matteo Renzi va in visita a Napoli - esordisce in un lungo post sulla sua pagina Facebook - vengono arrestate 45 persone affiliate al clan Elia, attivo nel centro storico, nel Pallonetto a Santa Lucia, a Piazza del Plebiscito, a Borgo Marinari, a via Caracciolo, ovvero il lungomare liberato dalle auto e occupato dalla camorra».

Una verità, quella che lo scrittore di Gomorra sottolinea, che in tempi non sospetti per l'ex capo di Palazzo Chigi avrebbe significato «essere gufi, perché quando si è Potere il racconto deve essere positivo, deve essere il racconto del cambiamento, in meglio».

Una retorica che, per quanto alla lunga possa stufare, ha anche un suo peso specifico a cui sono ancorati inevitabilmente dei dati di fatto.

«Renzi ha incontrato solo ieri Paolo Siani - continua nel post - fratello di Giancarlo, il giornalista del Mattino, l'abusivo del Mattino, ucciso a 26 anni nel 1985 per aver scritto - sottolineando anche che - A Giancarlo dicevano che doveva smetterla, che era ossessionato, che diffamava».

Un dito puntato contro i mille giorni del Governo Renzi, durante il quale si sarebbe dovuta prestare maggiore «attenzione a quella parte del Sud molto prima e con ascolto sincero, invece al tempo era De Luca il suo referente in Campania e i voti dovevano essere procacciati a suon di insulti e fritture di pesce. Al tempo dell'elezione del Sindaco di Napoli, Matteo Renzi neanche si preoccupava che a nome della sua parte politica parlasse il cosentiniano Vincenzo D'Anna. Ora il Segretario del PD si dice colpito dal "coraggio dell'anticamorra", come se fosse appena sbarcato da Marte: sono trent'anni che si lotta, sono trent'anni che si muore».

Parole che per molti lascerebbero il tempo che trovano, se non fosse per l'innegabile riscontro con i fatti che hanno come protagonista una città logorata silenziosamente dalla criminalità. Non sono bastati i tanti episodi di agguati e stese del 2016 a placare gli amanti del "Vedi Napoli e poi muori", ciecamente convinti che le meraviglie architettoniche, artistiche e culinarie della città possano prevaricare sulla scia di sangue che scorre silenziosa a ridosso dei muri, nei vicoletti fra cui il sole non manca mai di affacciarsi, insinuandosi in maniera più o meno visibile fra i sampietrini che quotidianamente calpestano, più o meno inconsapevoli, migliaia di cittadini e turisti.

 

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