Martedi 06 dicembre 2016 06:43

Sanità in Campania. De Luca: «Entro il 2017 via dal commissariamento. L’ospedale San Gennaro non verrà chiuso»




NAPOLI - Una situazione, quella della sanità in Campania che si discute ormai da mesi. Risale ai tempi della campagna elettorale per la presidenza regionale il leitmotiv dell'Ospedale del Mare di Ponticelli, a cui si sono accodati altri evergreen, dall'emergenza barelle al Cardarelli fino al prolungamento dei tempi d'attesa per ricevere visite specialistiche al Pascale, passando anche per il congelamento del tetto di spesa sanitaria ai limiti imposti nel 2004 previsto dalla Stabilità 2015.

Una situazione che non accenna a migliorare, e che culmina in nuovi e drastici tagli soprattutto nelle zone più calde della città. Stiamo parlando dello smantellamento di diversi reparti dell'ospedale San Gennaro nel quartiere Sanità, a Napoli, che ha condotto dei manifestanti a riversarsi nella giornata di ieri per le strade del quartiere. Un corteo che è poi culminato nell'occupazione del pronto soccorso del presidio ospedaliero, primo fra i reparti essenziali del San Gennaro a essere tagliato.

Una situazione del genere non poteva che portare alla drastica scelta, presa dal Consiglio dei Ministri l'11 dicembre scorso, di nominare un commissario straordinario per i servizi di sanità in Campania.

Una scelta che a quasi un anno di distanza De Luca commenta con una laconica promessa «Vogliamo uscire dal commissariamento nel 2017». Queste le parole del presidente della Regione Campania pronunciate durante l'incontro con la stampa tenutosi a margine dell'inaugurazione del pronto soccorso dell'ospedale di Santa Maria delle Grazie di Pozzuoli.

Parole giuste, ma come è possibile uscire dal regime emergenziale che si è profilato nel corso degli ultimi due anni? È presto detto: «Per farlo - ha spiegato il governatore - abbiamo bisogno di avere gli ultimi tre bilanci in attivo e questo lo abbiamo anche perché i risparmi sono stati ottenuti tagliando 14 mila posti di lavoro». Ma non solo, gli interventi devono toccare ogni aspetto della questione, intervenendo in special modo «sui livelli essenziali di assistenza, almeno del 30 per cento ed evitare sprechi e, soprattutto, fenomeni come quelli che si verificano in alcune strutture afferenti all’Asl Napoli 3 dove la percentuale di parti cesarei è del 90 per cento. Quelle non sono cliniche ma luoghi di delinquenza che chiuderemo».

Poi ripartono le promesse, queste meno laconiche: «Infine, dobbiamo dotarci di una medicina territoriale all’altezza, anche per evitare di ingolfare i pronto soccorso. Sappiate che metteremo in campo un’autentica rivoluzione, ci basteranno due anni. Anche perché per noi contano le capacità e non i padroni politici. Quel tempo è finito. La sanità deve servire i cittadini, specie la povera gente. Non la politica».

Ma sull'ospedale San Gennaro il governatore non si spinge oltre, e puntualizza qualcosa di già noto a chi in un qualche modo sta seguendo la vicenda da vicino, ossia che la struttura «che come più volte chiarito per tutti gli ospedali della città di Napoli, non sarà chiusa». Restano tuttavia senza risposta le troppe domande sullo smantellamento dei reparti, alle quali si spera si daranno le dovute risposte a seguito dell'incontro di domani fra i dirigenti della Asl Napoli 1 e il governatore in persona.

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