Martedi 26 settembre 2017 13:05

Caso Quarto, la Capuozzo all’Antimafia «Già a luglio chiesi l’espulsione di De Robbio, ma per il direttorio non c’erano motivazioni»




ROMA - «Già a luglio avevo chiesto l'espulsione di Del Robbio dal Movimento 5 Stelle. La mia prima richiesta verbale fatta al direttorio». Così, il sindaco di Quarto, Rosa Capuozzo, nel corso della audizione davanti alla commissione parlamentare Antimafia dove il primo cittadino ha ricostruito sette mesi di governo del piccolo comune flegreo. La sindaca nella ricostruzione della vicenda collega la sua prima richiesta di espulsioni dal Movimento dell'ex consigliere ed ex esponente M5S alla gestione dello stadio di proprietà del Comune. Giovanni Del Robbio è indagato dalla procura di Napoli anche per un presunto ricatto ai danni dello stesso primo cittadino e per voto di scambio. «La seconda richiesta di espulsione del consigliere Del Robbio - afferma nella sua ricostruzione la sindaca Capuozzo - risale a novembre quando De Robbio le parla della foto sul presunto abuso edilizio nella abitazione costruita dal suocero del primo cittadino». «Sette mesi - aggiunge - sono sembrati 7 anni, dal giorno del mio insediamento. Le pressioni di De Robbio sono arrivate subito: doveva farmi incontrare degli imprenditori. La mia linea politica è stata sempre chiara nessun assessore doveva essere legato al territorio» Sulle pressioni attorno alla sua Giunta e al suo operato Capuozzo dice «Io non mi sentivo minacciata dal De Robbio, mi sembrava un guascone, esibizionista, cercava di prevaricare, questo sì. Per me era gravissimo che mi si volesse fare incontrare degli imprenditori per lo stadio, ed ho chiesto l’espulsione ma questo non è avvenuto e questo avveniva già in luglio». E ha aggiunto «Per il direttorio (del Movimento 5 Stelle, ndr) non c’erano motivazioni per l’espulsione». Sulla questione è intervenuta anche il presidente della commissione Antimafia, Rosy Bindi che ha dichiarato «Le vicende verificatesi a Quarto sono molto significative e perciò di interesse delle istituzioni e dell’opinione pubblica, non diversamente da quanto avviene in altre zone d’Italia». «È doveroso ricordare - prosegue - che quella di oggi deve essere occasione di conoscenza senza escludere che il metodo di lavoro possa allargarsi a molte altre situazioni che riteniamo importante indagare. La lotta alla mafia non sia considerata come mezzo di lotta politica o partitica, strumentalizzabile secondo le contingenza. Spero che quelle stagioni appartengano ormai al passato». © Riproduzione riservata