Sabato 16 dicembre 2017 08:22

Referendum trivelle, cosa c’è da sapere sul Si e sul No




Il 17 aprile 2016 si vota il referendum popolare abrogativo sulle trivellazioni in mare. Voluto da nove regioni (Basilicata, Calabria, Campania, Liguria, Marche, Molise, Puglia, Sardegna, Veneto) che temono per le conseguenze sull'ambiente e sul turismo, il quesito chiede di scegliere se abrogare la norma, introdotta con l'ultima legge di Stabilità, che consente alle società petrolifere di cercare ed estrarre gas e petrolio, entro le 12 miglia marine dalla costa, senza limiti di tempo alla durata delle concessioni, cioè sino all'esaurimento del giacimento. Sebbene le società petrolifere non possano più ottenere nuove concessioni per estrarre in mare entro le 12 miglia, le ricerche e le attività petrolifere già in corso, secondo una norma approvata lo scorso dicembre, non hanno scadenza certa. Con il termine “trivelle” si intende un insieme ampio e complesso di attività che vanno dalla perforazione dei pozzi di ricerca a quella dei pozzi di produzione, dalla realizzazione di gasdotti e oleodotti all'installazione di piattaforme petrolifere. Gli impianti variano a seconda dei fondali, delle caratteristiche del giacimento e del tipo di combustibile estratto. Come è accaduto per altri referendum, il quesito appare di portata limitata ma il significato della consultazione popolare è più ampio: in gioco ci sono il rapporto tra energia e territorio, il ruolo dei combustibili fossili, il futuro del referendum come strumento di democrazia. E dunque la domanda a cui rispondere è: "Volete voi che sia abrogato l’art. 6, comma 17, terzo periodo, del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, “Norme in materia ambientale”, come sostituito dal comma 239 dell’art. 1 della legge 28 dicembre 2015, n. 208 “Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato (Legge di Stabilità 2016)”, limitatamente alle seguenti parole: “per la durata di vita utile del giacimento, nel rispetto degli standard di sicurezza e di salvaguardia ambientale”?". In sostanza chi vuole, in prospettiva, eliminare le trivelle dai mari italiani deve votare SI, chi vuole, invece, che le trivelle restino senza una scadenza deve votare NO. Affinché la proposta soggetta a referendum sia approvata, cioè che la norma sia cancellata, occorre che si raggiunga il quorum, cioè che vada a votare più del 50% degli elettori, e che la maggioranza dei votanti si esprima con un SI. Possono votare al referendum tutti i cittadini italiani che abbiano compiuto la maggiore età. A favore del referendum è il comitato “Vota SI, per fermare le trivelle” a cui hanno aderito numerose associazioni ambientaliste: da Legambiente a Greenpeace al Wwf. Se vincesse il SI tutte le concessioni in essere verrebbero costrette a cessare progressivamente fino alla scadenza dei contratti attualmente attivi. Le concessioni possono avere una durata di 30 anni, con proroga di dieci e di altri cinque. Lo stop, quindi, non sarebbe immediato, ma arriverebbe solo alla scadenza dei contratti già attivi. Il referendum avrebbe conseguenze già entro il 2018 per 21 concessioni in totale sulle 31 attive: 7 sono in Sicilia, 5 in Calabria, 3 in Puglia, 2 in Basilicata e in Emilia-Romagna, una in Veneto e nelle Marche. Il quesito referendario riguarda anche 9 permessi di ricerca, 4 nell’alto Adriatico, 2 nell’Adriatico centrale, uno nel mare di Sicilia e uno al largo di Pantelleria. Dopodiché il rilascio della concessione degli idrocarburi diventa di proprietà di chi li estrae. Ma non solo, votare Si, a detta di alcuni esperti, che continuamente si confrontano sulla questione, favorirebbe lo sfruttamento dei paesi in via di sviluppo i quali non avendo la forza politica ad opporsi alle trivellazioni da qui si venderebbe il metano di cui abbiamo bisogno per riscaldarci dal momento che, nel frattempo che verranno dismesse le nostre piattaforme, il passaggio verso le rinnovabili è ancora molto lento. A sostegno del NO invece è il comitato "Ottimisti e Razionali", presieduto da Gianfranco Borghini e composto da rappresentanti delle imprese e sostenitori delle fonti fossili, che ha ricevuto adesioni anche da manager, filosofi e studenti convinti che «il progresso avanza solo con lo sviluppo». In caso di vittoria del NO, così come se non dovesse essere raggiunto il quorum del 50% più uno, la situazione attuale rimarrebbe invariata. Vale a dire che le ricerche e le attività petrolifere già in corso non avrebbero una scadenza già fissata ma potrebbero proseguire fino ad esaurimento del relativo giacimento. Ovviamente nel rispetto delle valutazioni di impatto ambientale che andranno in ogni caso fatte in caso di richiesta di rinnovo della concessione alle trivellazioni. © Riproduzione riservata