Domenica 19 novembre 2017 00:23

Saviano attacca de Magistris: «Fa demagogia, le bellezze di Napoli non sono merito suo»




Saviano risponde a De Magistris. L'autore di "Gomorra", in un post sul suo blog, va all'attacco del Sindaco di Napoli che, qualche settimana fa, lo aveva invitato a parlare anche delle bellezze del territorio, oltre che dei problemi. «Ciò che accomuna il “Don’t fire on Italy if you love it” e l’appello del sindaco di Napoli Luigi De Magistris a 'mettere in evidenza anche il bello del nostro territorio', ciò che unisce tutto questo alle autorizzazioni negate a poter girare scene di Gomorra la serie in alcuni paesi della provincia di Napoli, è la demagogia». Inizia così il post di Saviano che, nonostante la portata generale dell'intervento, pare commentare proprio l'operato del primo cittadino napoletano. «Quando si è opposizione - scrive Saviano -  quando si sta dall’altra parte, si sottolineano solo gli aspetti di un territorio che non funzionano, quelli che vanno cambiati, e spesso l’urgenza sembra massima. Chiunque stia facendo campagna elettorale dà l’impressione che quando la sua forza politica smetterà di essere opposizione e potrà finalmente governare tutto sarà diverso a partire dalla fine immediata di inutili proclami. Chiunque faccia campagna elettorale promette che il proprio sarà il governo del fare, delle azioni e che le parole saranno messe al bando, che le promesse saranno mantenute». Poi, prosegue lo scrittore,  «accade inesorabilmente che quando si va al potere il racconto della propria terra che si vuole fare, e l’unico che si accetta di ascoltare, sia tutto concentrato sulle bellezze naturali e sull'amore che ciascun italiano dovrebbe provare per la patria. Rispetto prima di tutto e a prescindere da tutto. A prescindere da come si vive, dalle opportunità, dal rispetto che a loro volta i cittadini ricevono dalle istituzioni. A prescindere dalle ingiustizie che subiscono. Per capire il concetto: quando si è al potere il racconto di ciò che funziona diventa l’unico racconto possibile e non è lontano da una normale quanto ridicola dinamica di autocompiacimento». «Ma tra l’amore che ciascun individuo prova per la propria terra, quell’amore che la politica peggiore continuamente ci invita a esternare, e la politica stessa, non esiste alcun legame. Se non la constatazione che le bellezze che siamo costantemente invitati a decantare, ai nostri amministratori, non devono nulla. Esse esistono e resistono nonostante la politica non grazie alla politica. In un Paese in cui deve essere normale amare il proprio Paese ed è considerato deprecabile sottolineare ciò che non funziona, non c’è spazio per alcun miglioramento». Non è sempre così, conclude Saviano, «ma è troppo facile per i nostri amministratori invitarci ad amare il nostro Paese e a non denunciare ciò che non funziona. Troppo facile e autoassolutorio. E questo non possiamo accettarlo, perché compito della politica non è solo difendere la bellezza di un territorio, ma dotare quella bellezza e l’amore per la propria terra di vivibilità. Quando questo non accade, la politica ha fallito miseramente e non deve in alcun modo appropriarsi di vittorie che non le appartengono, che non appartengono a nessuno, ma che sono patrimonio dell’umanità. Un patrimonio che la cattiva gestione sta compromettendo». © Riproduzione riservata