Camorra, Orlando: «Contro le stese la repressione non basta, serve una dura battaglia culturale»
In visita al carcere di Poggioreale per la proiezione del docufilm di Santoro "Robinù" il ministro della Giustizia si sofferma sul fenomeno dei baby criminali e delle stese in pieno centro a Napoli

30 novembre 2016



NAPOLI - «Lo Stato è in campo con gli strumenti della repressione, ma poi emerge l'esigenza che si vada oltre, si intervenga sul fronte della scuola, dello sviluppo economico, della battaglia culturale». Queste le parole pronunciate nel carcere di Poggioreale, a margine della proiezione del docufilm di Santoro "Robinù", dal ministro della Giustizia Andrea Orlando in merito al fenomeno dei baby clan e delle "stese" che si registrano sempre più di frequente nel centro di Napoli ad opera di giovani e giovanissimi arruolati nelle fila della malavita organizzata.

Una realtà che, spiega il ministro, può essere sconfitta solo attraverso una dura battaglia culturale volta a «prosciugare il bacino in cui questa pianta crescere costantemente», dal momento che la lotta alla criminalità organizzata e alla sua diffusione tra fasce d'età sempre più  «non può essere delegata solo alle agenzie e ai soggetti istituzionali ma deve diventare una battaglia in cui ci sia un protagonismo di carattere collettivo».

Santoro, presente alla proiezione del suo docufilm, ha rivolto invece un duro attacco nei confronti del sindaco di Napoli, Luigi De Magistris, accostato alla figura di Giulio Andreotti. «De Magistris non può andare a dormire la sera col vestito da rivoluzionario e svegliarsi la mattina col doppiopetto che aveva Andreotti, quando diceva di coprire le vergogne del Paese, di non farle vedere nei film», ha detto il giornalista.

© Riproduzione riservata