Venerdi 20 ottobre 2017 19:43

Marco D’Amore sul set della seconda serie di Gomorra: «La realtà è molto peggio»




Se qualche camorrista avesse visto Gomorra «si sarà fatto quattro risate. La realtà è molto peggiore. Noi non la sfioriamo neanche. Nonostante il nostro sia un lavoro crudo, feroce, di grandissimo sforzo per avvicinarci alla realtà.» Queste le parole di Marco D'Amore, aka Ciro di Marzio della serie-evento tratta dal best seller di Roberto Saviano, sul set della seconda stagione di Gomorra. Ricorda in particolare una scena, D'Amore, in cui «c'erano centinaia di persone affacciate, con i ragazzini che ci dicevano come dovevamo sparare, impugnare l'arma, tirarla fuori, avvicinarci alla vittima. Perché quei bambini quelle scene che noi ci stavamo 'divertendo' a girare le avevano viste decine di volte», quasi come se la realtà dovessere ridefinire la fiction. Poi, racconta il suo rapporto con la popolarità dopo il successo dirompente della serie: «E' talmente tanto l'affetto del pubblico che spesso, da un anno, mi barrico in casa, è molto difficile anche fare cose normali come una passeggiata o andare a fare la spesa. E visto che io sono molto timido, e non voglio dare l'impressione di essere snob, preferisco limitare le uscite. Questo è anche il difficile sul set. Appena vedono le roulotte arrivano 400 persone che vogliono farsi la foto e avere l'autografo, e dopo 13 ore di lavoro è difficile». E' stato importante nella prima stagione, sottolinea l'attore «vista la fascinazione del pubblico per Ciro, spiazzare subito chi guardava al personaggio con un po' di incanto». Infatti, nella carriera dell'attore, non c'è solo Gomorra. Dopo la serie infatti, l'attore ha girato due film: "Perez" di Edoardo De Angelis, che è stato alla Mostra di Venezia lo scorso anno, e "Alaska", diretto da Claudio Cupellini (uno dei registi di Gomorra), che uscirà in inverno. Ma soprattutto ha prodotto e interpretato 'Un posto sicuro', un film diretto da Francesco Ghiaccio sul dramma dell'Eternit e dell'amianto a Casale Monferrato. «Lo dico sfacciatamente: è il più bel film che abbia mai visto nella mia vita. Ed è fatto con pochissimi soldi. Da gente molto brava. C'è un grandissimo Giorgio Colangeli». Per realizzarlo D'Amore e Ghiaccio hanno lavorato «a stretto contatto con la FeVa (Federazione Vittime Amianto), con l'amministrazione di Casale Monferrato e con tutta la cittadinanza: abbiamo un migliaio di comparse, sembra Ben-Hur. Si sono tutti prestati a titolo gratuito perché ci tenevano a questo racconto, nonostante all'inizio ci fosse qualche resistenza. C'era chi diceva !Casale non è solo questo", e io pensavo alle stesse frasi dette per Napoli e Gomorra.» E la Rai ti ha mai contattato per una fiction: «Chi? No, no. Io sono inviso a certa tv. Una sola volta mi hanno contattato per fare il finanziere ma ero troppo cattivo». © Riproduzione riservata