Martedi 20 febbraio 2018 10:33

La Terza Classe, radici partenopee con anima internazionale: «Napoli ti segna per sempre»
La Terza Classe tra musica, viaggi e i progetti futuri in un'intervista a Diario Partenopeo: «Napoli è la spinta, ma vogliamo arrivare a chiunque nel mondo»

23 gennaio 2018



Ci sono vari modi di fare la rivoluzione, quando nasce inconscia in alcune generazioni, inconsapevole sino al suo germogliare. Negli ultimi anni il panorama musicale partenopeo ha visto venir fuori autori come fosse una campagna primaverile. I semi di questo vasto insieme, con tutta la moltitudine di approcci più o meno conservatori, sono stati piantati a rimpiazzare tutto ciò che il pubblico di Napoli non riusciva proprio ad apprezzare. Noi di Diario Partenopeo abbiamo intervistato la band "La Terza Classe", gruppo partenopeo dal sound multiculturale e poco convenzionale per questa città. Lasciamo a Pierpaolo, Rolando, Enrico e Corrado, lo spazio per poter raccontare il loro interessante progetto.

La vostra biografia si apre con una domanda: "E' possibile portare il bluegrass ed il folk in giro per il Mondo provenendo da Napoli?". Dopo cinque anni dal primo LP, sapreste spiegarci in che modo, tratto sempre dalla vostra biografia, "siete l'eccezione che conferma la regola"?

«Siamo l'eccezione che conferma la regola in quanto unica realtà napoletana che ha affrontato ed approfondito sul campo i generi tradizionali che sono alla base della folk music di matrice anglosassone. Abbiamo rielaborato nel tempo gli standard propri di questa musica rendendoli in qualche maniera moderni. Una volta fatta questa operazione li abbiamo riportati, nei nostri tour d'oltreoceano, nei luoghi dove nascono, riscuotendo un discreto successo.»

Immaginate di descrivere il vostro "genere" al pubblico partenopeo, abituato negli ultimi tempi a "riapprezzare" la musica napoletana caratterizzata dal dialetto. Che tipo di storie volete raccontare?

«Il nostro genere è un folk con una spinta rock/pop che vuole raccontare le emozioni e le sensazioni che una persona proveniente da qualsiasi parte del mondo può provare: amore, mancanza, paura, felicità. Il linguaggio musicale vuole tendere sempre più a suoni e parole che possono accomunare giovani, adulti e bambini di diversi paesi. L'ambizione è di arrivare a chiunque nel mondo.»

Sappiamo dei vostri tanti viaggi negli Usa e vorremo ci raccontaste "il meglio" delle vostre esperienze americane. Cosa vi ha conquistato, cosa no?

«L'america è un paese enorme, pieno di contraddizioni, ci sono cose assolutamente invidiabili e cose che lasciano un po' perplessi. Il meglio è stato sicuramente l'affetto della gente e l'entusiasmo nell'ascoltare La Terza Classe, c'è una grande meritocrazia. Tutti ci hanno dato grande fiducia facendoci esibire in luoghi "sacri" della musica, roba da enciclopedia come il "Music City Roots", il "Bluegrass Underground", il "The Bitter End" a New York. Quello che ci è piaciuto meno è sicuramente un approccio non troppo estemporaneo ed avvolte un po' "robotico" alla cose, ma ogni luogo ha i suoi pro ed i suoi contro, l'importante è prendersi il meglio da ogni esperienza.»

L'anima de La Terza Classe è internazionale. Cosa c'è, o rimane, di Napoli nella vostra musica?

«L'anima è internazionale. Di Napoli rimane il nostro percorso, la nostra storia e le nostre radici, con tutta la tipica gestualità e simpatia. La spinta che ti sa dare, un posto creativo ma difficile come Napoli, ti segna per sempre.»

Raccontateci dei vostri nuovi progetti in programma.

«C'è un nuovo disco di inediti, al quale stiamo lavorando giorno e notte. Fra qualche settimana uscirà il video di un nostro nuovo pezzo che vogliamo lanciare come primo singolo. Sul nuovo album ci sono tante buone cose in ballo, vi consigliamo di seguirci che ce ne saranno davvero delle belle!»

Qual'è il traguardo più importante raggiunto, e/o da raggiungere?

«Il traguardo più grande è stato suonare sul palco dell'incredibile festival Bluegrass Underground in Tennessee, lì dove i nostri miti della musica folk si esibiscono regolarmente! Quello che ci piacerebbe raggiungere è: Glastonbury! Ma ci piace solo immaginarlo e scherzarci su per il momento.»

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