Ivan Granatino: «Napoli, l’amore e la lotta agli stereotipi, così nasce Ingranaggi»
Ivan Granatino racconta come è nato il suo nuovo album in un'intervista a Diario Partenopeo: «Sono molto attento alle persone e alle loro storie ed è proprio ciò che abbiamo voluto raccontare»

28 giugno 2017



Figlio d'arte e della più vera e cruda canzone napoletana. Ivan Granatino, classe 1984, di origini casertane impugna il microfono sin dall'età di dieci anni. Reduce dalla partecipazione nel 2014 a The Voice of Italy (team J-Ax) e da importanti collaborazioni con artisti del calibro di Clementino, Club Dogo, Luchè dei Cosang, oggi Ivan è una delle più promettenti stelle dell'hip hop partenopeo. Frutto della sua maturazione artistica è il nuovo album, pubblicato pochissimi giorni fa, intitolato "Ingranaggi". Sabato 1 luglio, alle ore 18.00, Granatino presenterà il nuovo disco al Centro Commerciale Le Porte di Napoli di Afragola.

Il tuo nuovo album viene descritto come una sorta di "raccolta", una specie di canzoniere in cui l'amore viene raccontato con un'intenzione diversa per ogni brano. Come è nato questo percorso?

«È nato in un modo molto naturale. Io, insieme agli autori con il quale ho collaborato, sono molto attento alle persone e alle loro storie ed è proprio ciò che abbiamo voluto raccontare. In primo piano c'è sempre l'amore, il più bello dei sentimenti. Viviamo un periodo in cui il pubblico ha bisogno di ascoltare sentimenti positivi ma senza rinunciare alle storie tristi, poiché restano quelle che emozionano di più. Non so precisamente come ci sono arrivato, posso dire che è stato tutto realizzato nella massima libertà di espressione».

Oltre "l'amore", quali altri temi affrontano le nuove canzoni?

«Mi sono affacciato anche al sociale con il brano "Napule Allucca", un urlo contro il pregiudizio, i cori razzisti e gli stereotipi negativi che spesso vengono associati alla città. La canzone "Chapeau" è invece un inno alla libertà, insieme a Sergio Donati abbiamo messo tantissime fotografie in questo pezzo allo scopo di far riflettere. Si tratta di un invito a pensare rivolto a tutte le persone che ancora oggi non si vogliono svegliare, senza capire che, in Italia, è come se vivessimo "con due piedi in un solo stivale"».

"A guagliona d'o core" è il primo video estratto dal nuovo album, per la regia di Emanuele Pisano. Che esperienza ha rappresentato?

«Con Emanuele ho girato anche "Chapeau" e mi trovo molto al mio agio. È bello girare con lui ed è riuscito sempre a sorprendermi con i suoi video».

Le tue esibizioni live dimostrano sempre un grande affiatamento con il pubblico. Quasi 80.000 i seguaci su Facebook. Come riassumi il rapporto con i fan? Cosa credi li abbia conquistati?

«Ho un pubblico molto caldo pronto a divertirsi e dare il massimo per me, come in fondo faccio io con loro. Sono sempre pronto ad offrire il massimo e questo accade se a seguirmi ci sono 10, 20, 100, 1000 o 5000 persone. L'impatto è sempre uguale. Spero di aver conquistato il mio pubblico con il mio stile musicale e non con il mio aspetto estetico, anche perché non credo sia quello il mio punto di forza. Forse li ho conquistati perché sono molto disponibile con loro cerco sempre di accontentarli. Fortunatamente ho scritto tantissimi pezzi che sono diventati le loro storie».

C'è una parte del web che ha supposto che tu potessi essere Liberato. Vorremo sapere cosa pensi del "fenomeno Liberato" in generale

«A me è piaciuto tanto. Non so perché tutti hanno pensato che fossi io. Questa cosa mi ha fatto sorridere tanto e allo stesso tempo mi ha fatto capire che ci sono ancora tanti muri da abbattere per spegnere un determinato pregiudizio nei miei confronti. Ci sono state persone che pareva aspettassero solo che io interpretassi qualcosa come il personaggio di Liberato per per potermi dire bravo. Nonostante questo mood io lo tratti da anni».

© Riproduzione riservata