Giovedi 23 novembre 2017 22:59

Universiadi a Napoli. Dal San Paolo alla Scandone, servono investimenti




Napoli ospiterà le Universiadi 2019. Una notizia che riempie di gioia tutti gli sportivi napoletani. Avere in città le olimpiadi universitarie è motivo di orgoglio per la cittadinanza e le istituzioni. I giochi, continuano a ripetere i politici locali, devono rappresentare un'occasione per la città. Già, tutto vero. Ma per fare bella figura e sfruttare la vetrina delle Universiadi, serve arrivare preparati all'evento. Che, in termini spicci, significa presentarsi alla cerimonia d'apertura con tutti gli impianti sportivi rimessi a nuovo, ristrutturati per la grande rassegna sportiva. Al momento, l'unica cifra certa per gli investimenti strutturali sono i 20 milioni di cui ha parlato il presidente della Regione, Vincenzo De Luca. Pochi, pochini per restituire dignità all'impiantistica sportiva napoletana, che versa in condizioni di assoluta obsolescenza. Serviranno molti più soldi per portare gli impianti cittadini a garantire, se non livelli di eccellenza, almeno una presentabilità all'altezza della situazione. E, tenendo conto delle condizioni attuali, non c'è tempo da perdere. IL SAN PAOLO - Lo stadio San Paolo, insieme all'ex Nato di Bagnoli, è l'unico impianto che - senza ombra di dubbio - sarà sfruttato per le Universiadi. Se l'ex cittadella militare bagnolese ospiterà il villaggio sportivo, il catino di Fuorigrotta sarà senz'altro sede della cerimonia d'apertura, delle gare di atletica leggera e delle partite di calcio. Al di là degli investimenti specifici per le Universiadi, lo stadio napoletano sarà oggetto di una ristrutturazione che dovrebbe iniziare in primavera. Un intervento da 20 milioni di euro servirà a risolvere alcune criticità che, allo stato attuale, pregiudicano l'agibilità dell'impianto. Nessun restyling strutturale, ma una tirata a lucido che comprenderà la sostituzione dei sediolini, la rimodulazione delle entrate, l'implementazione dell'impianto di videosorveglianza e il rifacimento dei bagni. Accantonata l'idea degli spalti vicini al campo, in un secondo tempo si potrebbe intervenire con i fondi per le Universiadi per sostituire la vituperata copertura in persplex risalente ad Italia '90. Ma, al momento, questa non è che una ipotesi. GLI ALTRI IMPIANTI A NAPOLI - La Mostra d'Oltremare, durante le Universiadi, dovrebbe essere sede del centro tecnico e del centro stampa. Possibile che si tengano alcune gare di nuoto all'interno della piscina della mostra, ma finora non c'è nulla di sicuro. Certa è invece la presenza, tra gli impianti scelti, della piscina Scandone. Il complesso natatorio di viale Giochi del Mediterraneo, a parte qualche carenza strutturale, non ha bisogno di particolari ritocchi. Certo, bisognerà ristrutturare l'impianto idrico della piscina, che recentemente ha dato problemi, ma nel complesso la situazione sembra meno grave che altrove. Di fronte la Scandone, iniziano le dolenti note. Da un lato il Palabarbuto, dall'altro il Mario Argento. Anzi, quel che resta del Mario Argento. Quale sarà il palazzetto dello sport che ospiterà le Universiadi? Giocare al Palabarbuto, che è una struttura prefabbricata che non dà particolari garanzie sotto il profilo dell'agibilità, sarebbe una brutta figura. Ma ricostruire il Mario Argento significherebbe investire non meno di 25-30 milioni. Servono investimenti anche al Collana, le cui tribune cadono a pezzi. Se si vuole coinvolgere lo stadio del Vomero nei giochi, occorrerà rifare la pista d'atletica, rizollare il prato e rimettere a nuovo gli spalti. Investimenti che richiedono almeno 6-7 milioni di euro. Nel conto vanno compresi anche gli impianti del centro Coni al Parco Virgiliano e il Palavesuvio ma, in questi due casi, le voci di spesa sono nettamente inferiori. GLI IMPIANTI IN CAMPANIA - La situazione degli altri impianti sportivi della Campania ricalca, per grandi linee, quella delle strutture del capoluogo. Vecchiume un po' ovunque. Gli unici impianti veramente all'altezza sono lo Stadio del Remo di Lago Patria (recentemente ristrutturato), il Palamaggiò di Caserta, il PalaDelMauro, tempio della pallacanestro avellinese, e il PalaSele di Eboli. In discrete condizioni, nonostante qualche piccolo problema, si trovano lo stadio Partenio di Avellino e l'Arechi di Salerno. Per il resto, analizzando il novero degli impianti in regione con capienza superiore ai 5000 posti, c'è poco da stare allegri. Il simbolo della decadenza degli impianti sportivi in Campania è lo stadio Alberto De Cristofaro di Giugliano. Impianto da 12000 posti, inaugurato nel 2000, che oggi appare come una cattedrale abbandonata, con erba che arriva alle caviglie. Altrove lo stato dei luoghi è migliore, ma non certo esaltante. © Riproduzione riservata