Mercoledi 19 dicembre 2018 02:01

Napoli, Insigne: «Diego, scusami se da piccolo amavo Ronaldo. Ora sogno lo scudetto»
L'attaccante azzurro ha un sogno: «Il mio unico obiettivo è vincere lo scudetto con il Napoli. Questa città ha bisogno di vincere».

19 febbraio 2018

«Prima di tutto devo chiedere perdono a Dio. E per Dio, intendo Diego Armando Maradona». Ha esordito così Lorenzo Insigne, nella sua lunga lettera pubblicata sul The Players' Tribune, rivista che raccoglie i racconti dei più grandi talenti del panorama sportivo internazionale.

Le scarpe di Ronaldo

«Voglio chiedere perdono anche a mio padre, perché quando avevo otto anni ho commesso un peccato. Avevo appena iniziato a giocare a scuola calcio e desideravo tanto delle vere scarpette. Ogni giorno lo pregavo di comprarmene un paio, ma c’erano due problemi. Innanzitutto, la mia famiglia ha origini molto umili ed a quei tempi non aveva tanti soldi per tirare avanti. Inoltre, volevo un paio di scarpe in particolare: le R9, quelle del Fenomeno, Ronaldo». Nonostante il fatto che non fossero quelle del Pibe de Oro, alla fine, il giovane Insigne era stato accontentato: «È il regalo più bello che abbia mai ricevuto. Le pulivo tutti i santi giorni perché conoscevo i sacrifici che aveva fatto mio padre per comprarmele. Il giorno che si sono rotte definitivamente ho pianto a lungo. Ci tenevo tanto: per me erano sacre».

«Futuro da calciatore? Forse era destino»

Un amore, quello per il calcio, che ha sempre accompagnato Lorenzinho: «Forse sono pazzo per questo sport, non lo so. A sentire la mia famiglia sono sempre stato così. Mia madre racconta spesso la storia di quando era venuta a prendermi all’asilo e mentre gli altri bambini giocavano con dei pezzi di Lego, io ero in un angolo della stanza, scalciavo qualcosa e correvo in giro. Lei non capiva cosa stessi facendo, poi si è avvicinata e ha visto che avevo costruito una piccola palla con della carta e che ci stavo giocando da solo. Probabilmente con quella carta avrei dovuto fare i compiti, ma in testa avevo un solo pensiero: il calcio. Forse era destino».

«Altezza? Mi svegliavo sperando di essere cresciuto durante la notte»

Insigne ha sempre avuto le idee chiare: «Il mio sogno, da sempre, era giocare con la maglia del Napoli al San Paolo. Non esistevano altri sogni. Non praticavo altri sport. Non pensavo a nient'altro al di fuori del calcio». Ma non è stato un sogno facile da coronare: «Mentre crescevo e facevo i provini, gli osservatori mi dicevano sempre la stessa cosa: "Ci piace, è bravo, ma è bassino". Tutti mi scartavano per la mia statura. Sulla tecnica, sulla forza e sulla velocità puoi lavorarci sodo, puoi migliorarle. Ma sulla statura? Cosa potevo farci? Mi svegliavo ogni mattina con la speranza di essere cresciuto durante la notte».

«Chiedevo di fare il raccattapalle per vedere le partite allo stadio»

Un problema che ha tormentato a lungo il giovane talento partenopeo, tanto da portarlo a pensare di appendere gli scarpini al chiodo. Ma, ad un certo punto, il Napoli gli ha concesso la sua occasione. «La mia famiglia è sempre stata molto tifosa del Napoli, ma quando ero piccolo non potevamo permetterci di andare a vedere molte partite. Così, una volta entrato nelle giovanili azzurre, chiedevo sempre di fare il raccattapalle per poter andare al San Paolo e stare a bordocampo durante le partite. Da napoletano fatico a esprimere con le parole la sensazione di essere in quello stadio e di sentire quell'energia. Pensavo: "Cavolo, se un giorno potessi giocare una sola partita qui con la maglia del Napoli morirei felice"».

Il cammino di Lorenzo

Dopo il debutto in azzurro nel 2010, però, il talento di Frattamaggiore è stato in giro per l'Italia. In Serie C, al Foggia e poi in B, al Pescara. «Al Foggia il mio allenatore era un vero personaggio: Zdeněk Zeman. Sapevo che era un tecnico che chiedeva tanto ai suoi, ma era anche uno molto abile a lavorare con i giovani e aveva lanciato tanti campioni. Ricordo che tutte le mattine faceva venire ogni giocatore nel suo ufficio e faceva pesare tutti su una vecchia bilancia di metallo. Però là dentro fumava come una ciminiera. Aprivi la porta e c’era solo fumo bianco, si riusciva a malapena a respirare. Sembrava di stare a Milano in quella stanza. Gli voglio molto bene e lo ringrazierò sempre: è lui ad avermi lanciato nel grande calcio. Lui credeva davvero in me. Ho segnato 18 gol in quella stagione e quando l’anno dopo Zeman è andato ad allenare il Pescara, il Napoli mi ha permesso di seguirlo».

Dal primo goal al San Paolo...

Al Pescara, Insigne ha segnato 19 goal ed ha avuto l'occasione di tornare a Napoli. Ad allenare gli azzurri, allora, c'era Mazzarri, che gli disse che avrebbe dovuto lavorare sodo per conquistarsi un posto. «Così è stato. All'inizio della stagione ho segnato il mio primo goal al San Paolo contro il Parma ed è stato davvero speciale, perché avevamo appena scoperto che mia moglie era incinta del nostro primo figlio, Carmine. Ho preso la palla e me la sono messa sotto la maglia come dedica a loro, mi ricordo che i tifosi cantavano il mio nome. Queste non sono emozioni descrivibili con le parole: sono cose che puoi solo sentire nel tuo cuore».

... alla corsa scudetto

Nonostante il tempo trascorso da quel primo goal al San Paolo, le cose per l'attaccante partenopeo non sono cambiate: «Sono sei anni che indosso questa maglia e provo ancora la stessa emozione ogni volta che segno un goal. Significa tanto per me, perché sono fiero di appartenere a questa città. Ora il mio unico obiettivo è vincere lo scudetto con il Napoli. È stato molto doloroso non qualificarsi al Mondiale con la Nazionale e non c’è nulla che posso dire per esprimere tutta la mia delusione. Ma devo chiudere quel capitolo e concentrarmi per cercare di vincere il tricolore, il primo della mia vita. Lo voglio fare per la mia città, il mio paese, i miei amici, la mia famiglia e per i miei figli: questa città ha bisogno di vincere».

«Io sono napoletano, e qui c'è un solo re: Maradona»

«Ogni volta che indosso la maglia del Napoli al San Paolo mi viene la pelle d'oca. Ripenso a tutto quello che ha sacrificato mio padre per tirare avanti e per permettermi di coltivare questa passione. Non so cosa abbia dovuto fare per avere i soldi per comprare le mie prime scarpe, ma so che è stato faticoso. Quel sacrificio ha dato inizio a questo sogno. E ora posso scendere in campo nella mia città e mi vengono i brividi perché penso: "Qui ha giocato il più grande giocatore della storia. Qui è dove ha giocato Maradona". Con tutto il dovuto rispetto, caro Ronaldo, adesso che sono più grande e che conosco la mia storia, devo pentirmi e devo dire che Maradona è il più grande giocatore che sia mai esistito. Ronaldo, avevi delle scarpe meravigliose. Eri il Fenomeno. Eri la mia ispirazione. Ma io sono napoletano, qui c’è un solo re. E il suo nome è Diego Armando Maradona».

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