Giovedi 18 ottobre 2018 11:27

Via all’abbattimento del campo di Arco Felice, è zeppo di amianto
Guerriglia e barricate tra i residenti del campo di via Carlo Alberto Dalla Chiesa e le forze dell'ordine al momento delo sgombero

15 maggio 2018

POZZUOLI - La bomba sociale è esplosa stamattina. Dopo mesi di ticchettio ha investito le 43 famiglie del campo container di via Dalla Chiesa a Pozzuoli. Le ruspe sono arrivate di primo mattino. Al seguito duecento agenti in assetto antisommossa, polizia municipale e vigili del fuoco. E così è iniziato lo sgombero. L'umanità del ghetto ha tentato fino all'ultimo di contrastare l'avanzare dei mezzi meccanici. Ma le barricate non sono servite. Bombole del gas, mobilio, utensili. Tutto è stato rimosso dagli agenti. Così la procedura di abbattimento ha avuto inizio. Le autorità da tempo ripetevano che non si poteva più aspettare. Quel campo andava eliminato. Le casupole di lamiera contenevano tracce di amianto e rappresentavano un rischio per la salute di chi vi abita.

L'ordinanza di sgombero, firmata dal sindaco Figliolia ai primi di gennaio, ha rappresentato il passo decisivo. A distanza di cinque mesi dalla burocrazia si è passati ai fatti. I buldozzer hanno aggredito il primo container a metà mattinata. Inutili le rassicurazioni ai presenti che, nervosi e spaventati, hanno assistito allo sventramento della baracca. I residenti hanno paura. Non sanno quale destino li attende. Saranno trasferiti provvisoriamente in una palestra. Una soluzione momentanea. Ma poi? Case per alloggiarli, al momento, non ce ne sono. Bisognerà attendere. Mesi, forse anni. Un salto nel buio, secondo loro. Meglio le baracche contaminate che il rischio di finire in mezzo alla strada.

La storia del campo di Arco Felice inizia nei primi anni Ottanta. Le casupole furono realizzate a tempo di record nel 1984 per offrire ospitalità ai commercianti colpiti dal bradisismo del 1983. L'area, però, era troppo lontana dal centro cittadino e nessun commerciante accettò l'offerta. I container furono così occupati dagli sfollati che, nei primi mesi del 1985, si installarono nel campo. Quelle strutture, però, erano zeppe di amianto. Per anni, però, nessuno se ne è curato. Fino al 2016 quando l'Asl, in seguito ai rilevamenti, ha accertato la presenza di Mca (materiale contenente amianto). È stato il punto di non ritorno. La macchina burocratica, a quel punto, non poteva evitare di azionarsi. La speranza è che l'amministrazione, che ha fatto il suo dovere, resti vicino alle famiglie, offrendo soluzioni che non sviliscano la dignità di chi da trenta anni vive in un luogo da incubo, esposto al rischio di patologie oncologiche.

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