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Panaro, l’ex boss pentito fa tremare la vecchia guardia dei casalesi

18 febbraio 2015

NAPOLI - Le recenti rivelazioni trapelate da fonti investigative vicine all'Antimafia di Napoli vorrebbero Nicola Panaro, boss di spicco dei Casalesi e braccio destro di Nicola Schiavone, in procinto di intraprendere un percorso di collaborazione con la magistratura. L'indiscrezione, se confermata, rischia di togliere il sonno a molti fedelissimi della vecchia guardia del clan camorristico di Casal di Principe. Le confessioni di "Nicolino" in veste di collaboratore di giustizia potrebbero infatti svelare importanti particolari sulle dinamiche interne al vertice storico dei casalesi composto dal binomio Schiavone- Bidognetti.

Stando alle rivelazioni di altri pentiti, quello esercitato da Panaro all'interno dell'organizzazione criminale è stato un ruolo di primissimo piano, fondamentale spesso nel ricucire i rapporti tra le diverse fazioni interne: fu lui, secondo quanto riferito da un altro pentito eccellente, Antonio Iovine, ad evitare lo strappo definitivo tra Schiavone e Zagaria quando l'impresa dei fratelli Mastrominico (affiliati alla fazione Iovine) tentò di inserirsi nel business dell'ecomafia mettendo le mani sulla discarica di Santa Maria La Fossa. Secondo Iovine, Pasquale Mastrominico «era riuscito ad avere un buon aggancio, proprio con lo stesso ingegnere, per avere la costruzione di una piazzola su alcuni terreni di famiglia mediante il pagamento di fitti molto remunerativi con contratti decennali». L'affare da un milione di euro incontrò però il disaccordo di Zagaria che, contrariato dalla mossa dell'imprenditore, impose un incontro chiarificatorio al quale partecipò lo stesso Panaro in rappresentanza della fazione Schiavone e in veste di paciere.

Al braccio destro di Nicola Schiavone andrebbe ricondotto inoltre il legame tra il clan e la famiglia dell'ex deputato di Forza Italia Luigi Cesaro, indagato dalla magistratura per presunte irregolarita negli appalti nell'area ex Texas di Aversa e al Pip di Lusciano. A tirare in ballo l'ex boss è anche un altro collaboratore di giustizia, Raffaele Piccolo, che lo ha indicato più volte come l'ideatore del raid punitivo contro i cantieri aperti da alcuni imprenditori vicini al clan dei Belforte a Caserta: «La spedizione - ha dichiarato agli inquirenti il pentito - partì da casa di Enrico Martinelli a San Cipriano ed il gruppo era particolarmente nutrito e composto da persone facenti capo a Nicola Panaro ed Enrico Martinelli, tra cui io, Bianco Franco, Vincenzo Schiavone, Antonio Cangiano, Carmine Noviello, Augusto Bianco, Giovanni della Corte, Aversano Stabile Romeo, Massimo Vitolo di Capua, Vincenzo Conte, mentre del gruppo Zagaria c'erano Michele Barone e i fratelli Santamaria. Ci recammo tutti insieme prima in questo cantiere vicino all'ospedale di Caserta sulla strada che conduce dalla provinciale a San Leucio, dove era in costruzione un parco. Intimammo lì, agli operai presenti di sospendere i lavori e di mettersi a posto con il clan Zagaria. Proseguendo andammo a fermare un altro cantiere che si trova vicino al tribunale di Caserta dove si svolgevano lavori di ristrutturazione della facciata di un palazzo. Analogo messaggio fu recapitato poco dopo nei pressi di Macerata, Curti o comunque dei paesi vicino a Marcianise, dove era in corso la costruzione di un palazzo di diversi piani».

In realtà lo stesso Panaro sembrava aver preso le distanze da Casal di Principe e dagli Schiavone già durante gli anni della sua latitanza a Lusciano, dove è rimasto con moglie e figli al seguito fino al giorno della sua cattura nell'Aprile 2010. Entrato nel carcere di Terni e detenuto in regime di 41 bis, l'ex boss ha proseguito nel suo isolamento, dedicandosi principalmente allo studio, tanto da arrivare ad un esame dalla laurea in Sociologia Criminale.

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