Martedi 23 aprile 2019 08:12
Diario Partenopeo

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Il «Re di Mezzocannone» e quella fontana scomparsa


E' il centro indiscusso della vita accademica napoletana, percorsa ogni giorno da migliaia di studenti universitari e dalle scolaresche in visita ai musei di scienze naturali. Via Mezzocannone è, senza ombra di dubbio, una delle strade simbolo della città, pullulante di librerie, bar e locali, vivace di giorno, animata di notte. E con un nome veramente curioso. Studi scientifici hanno dimostrato che tutti noi, almeno una volta nella vita, ci siamo chiesti: «Ma perchè si chiama così? Cosa c'entra il cannone? E perchè mezzo?». Chi conosce certe dinamiche sa che anche dietro il toponimo apparentemente più assurdo c'è sempre una motivazione alla base, e nel caso specifico, provando a seguire un filo logico, si potrebbe pensare che magari anticamente era presente in zona un arsenale, oppure, sempre provando a ragionare per ipotesi, forse, durante i tribolati anni del Regno di Napoli, da un palazzo edificato lungo la via spuntava, tra le mura della costruzione, un bel cannone a lunga gittata puntato verso il mare.

Teorie affascinanti, ma nulla di tutto questo, la motivazione va ricercata altrove, nell'ironia dissacrante del popolo napoletano. XV secolo, dinastia aragonese. La strada si presenta molto diversa da come appare oggi, è sporca, stretta e angusta, praticamente un vicolo, ed è denominata via Fontanula, per la presenza di una piccola fontana. Più o meno nell'area corrispondente all'incrocio con l'attuale via Sedile di Porto, il Re di Napoli e duca di Calabria Alfonso II di Aragona decide di far costruire una fontana più grande, con una larga vasca adibita ad abbeveratoio per cavalli. Detto fatto. Il risultato estetico, però, non dovette essere dei più felici: la cannella di bronzo da cui sgorgava l'acqua, chiamata volgarmente «cannone», appariva infatti decisamente corta, un «mezzo cannone», insomma; essa era inoltre sovrastata dalla statua di un sovrano, raffigurante probabilmente lo stesso Alfonso II. Se le intenzioni iniziali erano quelle di creare una scultura che trasmettesse imponenza e regalità, le sue forme sproporzionate dovevano renderla in realtà alquanto buffa, al punto da suscitare l'ilarità del popolo, che conierà appositamente il motto burlesco «me pare 'o Rre 'e miezz cannon», per indicare una persona «che sia di statura men che mezzana, panciuta, rabbuffata e si dia aria di gravità», come ci spiega Gino Doria nel suo Le strade di Napoli. La strada verrà in seguito ribattezzata via Mezzocannone per volontà popolare.

Della fontana da cui prende il nome, invece, si sono perse completamente le tracce. Prima rimaneggiata durante il viceregno di Don Pedro de Toledo, poi via via smembrata per i lavori di ampliamento della strada, della fontana e del suo Re ci restano, ad oggi, solo testimonianze scritte. Chi conosce l'inestimabile grandezza di Napoli, tuttavia, non si arrende, perchè sa che questa città è una continua sorpresa, pronta a restituire, tra uno scavo e l'altro, i suoi tesori più preziosi alla nostra generazione e a quelle che verranno.

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