Sabato 15 dicembre 2018 09:16
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L’incredibile storia di Eurodisneyland ad Afragola


Eurodisneyland. O, più istituzionalmente, Parco Napoli. Così doveva chiamarsi l'enorme parco giochi a tema, grande più di duecento ettari, ad Afragola. E' il primo dicembre 1987 quando l'idea viene resa pubblica. Al governo c'è il Pentapartito, a Palazzo Chigi siede il giovane democristiano Goria. Il Ministro dello sport e dello spettacolo è Franco Carraro, che si trova a Napoli in quei giorni, si esprime in modo entusiasta sul progetto, considerato «Intelligente perché pone in Campania, una regione a grande vocazione turistica, un insediamento moderno, di utilizzazione fantasiosa del tempo libero che sarà un punto di riferimento importante sul piano non soltanto locale».

Tutti sembrano entusiasti dell'opera. Governo, Regione Campania, imprenditori e la Tecnopark, la società promotrice. Il megaparco ruoterà sul tema della comunicazione con cinque aree dedicate a immagine, parola e scritto, memoria e intelligenza, gesto, movimento e suono. Non solo, oltre a teatri e ristoranti, ci sarà anche un museo dello sport dove, sulla base delle tecnologie più evolute, sarà possibile rivivere grandi avvenimenti sportivi del passato. Presenze annuali previste per il primo anno di attività: due milioni. Si parla di farcela per Italia '90, in modo da sfruttare il flusso turistico che arriverà a Napoli per i mondiali. L'area scelta è per la maggior parte occupata da coltivazioni. Pazienza se gli agricoltori dovranno cambiare mestiere, meglio creare millecinquecento posti di lavoro. Tanti, secondo le stime, saranno i lavoratori impiegati a Eurodisneyland Afragola. Anzi, comprendendo anche l'indotto, la cifra sale fino a cinquemila posti. Il costo previsto per la realizzazione dell'opera ammonta a duecento miliardi di lire.

A marzo del 1988 si inizia a delineare la composizione della cordata che realizzerà il progetto. Si tratta di un mix di partecipate pubbliche e realtà private. Sofin, Alitalia, Italtekna dell' Italstat, Valtur, la Finbrescia che controlla la promotrice, l'Imi Sige, la Paribas e Aligame, un'azienda a capitale misto che l'opera dovrà realizzarla. Afragola, però, non è una zona facile. Nella zona imperversano due clan, i Moccia - guidati dalla vedova nera Anna Mazza - e i Magliulo, che controllano gran parte dell'economia locale. I soldi della ricostruzione post- terremoto e della costruzione di Eurodisneyland, plausibilmente, interessano anche a loro. Alla fine degli anni ottanta le partecipate pubbliche vanno ancora per la maggiore e nell'affare non può mancare la Insud, la società per il turismo nel Mezzogiorno guidata da Fabio Fittipaldi, uomo di fiducia di Gava. Nel febbraio 1989 la Insud aumenta da 263 a 381 miliardi. Lo decide in ministro per il Mezzogiorno, Remo Gaspari, in persona. Gaspari intima alla Agensud di partecipare all'aumento di capitale con una direttiva, la numero 1205 del 22 ottobre 1988.  Molti dei soldi di quell'aumento sono destinati a Eurodisneyland Afragola.

Nel frattempo, si ridefinisce l'assetto della società che dovrebbe costruire il parco. Circolano in quei giorni delle percentuali: 60% del capitale da Insud, 40% da Tecnopark. Il problema è che in Agensud (e anche nell'Insud) non sono tutti felicissimi dell'idea di costruire l'opera faraonica afragolese. In particolare, il presidente della Agensud Giovanni Torregrossa prende quasi subito le distanze dall'iniziativa. Esegue l'ordine arrivato da Gaspari, ma niente vuol sapere dei rapporti tra ministero e Insud, lavandosi di fatto le mani. In una lettera destinata al ministro, specifica che l'aumento di capitale è solo un atto dovuto. Sulla sua linea anche i soci di minoranza della Insud (Imi, Banco di Napoli, Comit, Bnl e l'Isveimer). Il progetto - dopo i tentennamenti di Torregrossa - inizia a cigolare. E Eurodisneyland Afragola finisce in Parlamento. Luciano Barca (padre di Fabrizio, ministro con Monti), presidente della commissione parlamentare sugli interventi nel Sud, invita Gaspari a riferire a Montecitorio. Anche il collegio sindacale di Insud vuole vederci chiaro, specie su alcuni patti parasociali legati alla realizzazione del parco.

La società mista Parco Napoli finisce nell'occhio del ciclone, ma il 21 marzo 1989 Gaspari dichiara a la Repubblica «La realizzazione del parco divertimenti di Afragola non l' ho proposta io, ma l' Insud. Era un vecchio progetto, che mi è stato sottoposto e che io ho ritenuto valido, considerando il rapporto tra occupazione e capitale investito. Ma ora della realizzazione dell' iniziativa deve occuparsi il consiglio di amministrazione dell' Insud». Ai primi di aprile il settimanale Epoca getta altre ombre sull'Eurodisneyland afragolese: la camorra starebbe convincendo gli agricoltori a costruire delle serre sulle aree interessate dal progetto, in modo da farne lievitare il prezzo, fino ad un miliardo per ettaro. Nel frattempo è finita al centro delle polemiche anche la Insud con Gaspari attaccato su più fronti. Il ministro tenta di ridefinire le modalità del progetto Parco Napoli, riscrivendo la direttiva alla partecipata: non più un prestito ventennale al 4%, ma un mutuo decennale con un interesse pari al 50% del tasso di riferimento. In questo modo, l'erogazione dei fondi diventerebbe più onerosa del 60% e più vicina ai parametri di mercato.

Fittipaldi, vertice della Insud e principale sponsor dell'iniziativa, non molla sul progetto e - nonostante gli interrogativi - nel giugno del 1989 dichiara alla stampa «porteremo a termine il progetto del parco divertimenti da 200 ettari, con un investimento complessivo di oltre 180 miliardi di lire. L' iniziativa andrà avanti perché si tratta di un progetto estremamente importante per lo sviluppo della Campania e in genere del turismo meridionale. Più che di una Disneyland italiana si tratta piuttosto di un parco a tema simile ad Epcot (parco Disney aperto a Orlando, in Florida, nel 1982) che darà lavoro a più di mille persone più altre 2-3 mila nell' indotto e dovrebbe ospitare un milione e 800 mila visitatori l' anno. Gli espropri e le opere infrastrutturali sono già in corso di realizzazione». L'ombra della camorra, però, si fa sempre più sinistra e da un'inchiesta del giudice istruttore Triossa e del capo della Mobile Francesco Cirillo emerge che i clan della zona già nel 1981 misero le mani sui settanta moggi di terreno alla periferia di Afragola. Li fecero propri minacciando gli agricoltori, riuscendo ad ottenerli a prezzi stracciati. Su alcuni di essi hanno costruito capannoni agricoli, in modo da aumentarne il prezzo.

Si inizia a pensare che la malavita organizzata già conoscesse l'esistenza del progetto e la Squadra Mobile non smentisce. La situazione precipita quando Epoca rivela che il progetto del Parco Napoli sarebbe al centro di un'inchiesta giudiziaria. Il settimanale rivela che sotto la lente degli inquirenti sarebbero finiti il centinaio di miliardi di finanziamenti pubblici destinati alla realizzazione dell'opera, affidata senza una gara d'appalto. A fine ottobre scende in campo anche il Pci napoletano che accusa Gaspari sul parco giochi di Afragola. Secondo i dirigenti partito comunista napoletano la realizzazione del parco è «un clamoroso esempio di violazione della legalità e delle regole democratiche». Sulla fine del 1989, quando oramai sarebbe impossibile realizzare l'opera per Italia '90, il progetto naufraga miseramente. Due consiglieri comunali di Afragola vengono uccisi dalla camorra, in Regione c'è chi chiede il blocco delle procedure di esproprio. A quel punto il nuovo Ministro per il Mezzogiorno, Riccardo Misasi, mette una pietra tombale sull'Eurodisneyland napoletana. Topolino, Minnie e Paperino non imboccarono l'uscita dell'asse mediano di Afragola.

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