Sabato 15 dicembre 2018 21:19
Diario Partenopeo

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Quando il tifo diventa follia: una scia di sangue lunga mezzo secolo


Ci abbiamo sperato fino all'ultimo. Abbiamo sofferto per cinquanta giorni insieme a lui, insieme alla sua famiglia. A un certo punto il peggio sembrava passato, poi l'improvviso peggioramento, il coma irreversibile. Ciro ha lottato come un leone, ma alla fine si è arreso, lasciandoci nello sconforto più totale. Fa rabbia, perchè tutto questo poteva essere evitato, con un minimo di attenzione. Fa rabbia, perchè le istituzioni si sono girate dall'altra parte, non prima di essersi pubblicamente indignate per Genny 'A carogna e la sua maglietta per Speziale. Fa rabbia, soprattutto, perchè è sempre la stessa storia, che si ripete uguale a se stessa, da più di cinquant'anni. Cinquant'anni di sangue, di lacrime, di tragedie immotivate. Ciro Esposito è soltanto l'ultimo capitolo di un film dell'assurdo che ha inizio il 28 aprile del 1963. E' Salerno il teatro della prima domenica di morte del nostro campionato, Giuseppe Plaitano la prima vittima innocente. Quella giornata si gioca Salernitana-Potenza, Giuseppe si trova sugli spalti del Vestuti, insieme al figlio Umberto, come tutte le settimane. La partita è decisiva per la promozione in serie B, basta un errore arbitrale a scatenare l'inferno: invasione di campo, disordini in tutto lo stadio. Dal rettangolo di gioco un poliziotto esplode, a scopo intimidatorio, tre colpi di pistola. Uno di questi raggiunge Plaitano alla tempia. Sedici anni dopo, un altro dramma. E' il 28 ottobre del 1979, allo stadio Olimpico di Roma è in programma il derby capitolino. Vincenzo Paparelli, tifoso laziale, 33 anni e padre di due figli, è in curva Nord insieme a sua moglie. Mancano ancora un paio d'ore all'inizio del match quando dalla curva opposta parte un razzo nautico di segnalazione che attraversa tutto il campo e colpisce Paparelli in pieno volto, che morirà di lì a poco, durante il tragitto verso l'ospedale. La mano assassina è quella di Giovanni Fiorillo, diciottenne tifoso della Roma, indicato da subito come l'autore materiale del lancio: il giovane fa perdere le sue tracce, inizia a vagabondare tra Italia e Svizzera. Dopo una latitanza durata più di un anno, Fiorillo si costituisce. Condannato a sei anni e dieci mesi di reclusione per omicidio preterintenzionale, morirà nel 1993. Drammatica, ed inquietante, la vicenda accaduta di lì a pochi anni. Andrea Vitone, 15 anni, è un tifoso della Roma. Quella domenica del 21 marzo 1982 segue la squadra in trasferta a Bologna, insieme al fratello più grande Giuseppe, ultras militante della curva Sud. La tragedia avviene durante il viaggio di ritorno: verso le 22 circa, il treno che riporta a casa i tifosi giallorossi prende improvvisamente fuoco. Il corpo senza vita di Andrea, morto per ingestione di ossido di carbonio, viene ritrovato dai vigili del fuoco. La vicenda si tingerà poi di giallo: quattro ultras romanisti vengono iscritti nel registro degli indagati, accusati di aver causato l'incendio, due di loro scompariranno nel nulla, uccisi, secondo una sorta di leggenda metropolitana, dalla furia vendicativa del fratello di Andrea. Nel 1984 sono due le vittime della follia ultrà: la prima è Stefano Furlan, 20 anni, tifoso della Triestina, pestato da un agente di polizia durante gli scontri successivi al derby di Coppa Italia con l'Udinese dell'8 marzo, e morto dopo tre settimane di agonia. La seconda è Marco Fonghessi, anche lui poco più che ventenne. E' tifoso del Milan, ma la sua auto è targata Cremona, città dove è nato e cresciuto. E quel 30 settembre al Meazza si gioca proprio Milan-Cremonese. Fonghessi viene scambiato per un supporter grigiorosso, circondato nella sua auto da un gruppo di ultras milanisti e accoltellato a morte. Nel 1986 ancora un incendio, ancora una carrozza di un treno che diventa una bara per Paolo Saroli, 17 anni, romanista. Di ritorno dalla trasferta di Pisa, le fiamme avvolgono i vagoni, il ragazzo muore carbonizzato. A lanciare il fumogeno incriminato Paolo Zappavigna, storico capo ultras della curva della Roma: imputato per incendio doloso e omicidio doloso, vedrà il processo contro di lui annullato per un vizio di forma. Morirà nel 2005, in un incidente stradale. Due anni dopo, 1988, è la volta di Nazzareno Filippini, 32 anni, tifoso dell'Ascoli, aggredito fuori lo stadio Del Duca, preso a bastonate e colpito alla testa con un blocco di cemento da un gruppo di tifosi interisti rimasti ignoti. Nove mesi dopo, il 4 giugno del 1989, si consuma un'altra tragedia. A farne le spese è Antonio De Falchi, tifoso della Roma. Nei pressi del Meazza, dove è in programma Milan-Roma, viene aggredito da un gruppo di ultras rossoneri, morendo di infarto durante il trasporto in ospedale in seguito al brutale pestaggio. Tre i milanisti arrestati, due di loro vengono assolti, l'altro è condannato a sette anni di carcere. Il 30 gennaio del 1994 Salvatore Moschella, 22 anni, muore gettandosi da un treno in corsa per sfuggire all'aggressione di un gruppo di tifosi del Messina, di ritorno dalla trasferta di Ragusa. Esattamente un anno dopo, il 29 gennaio 1995, Vincenzo Spagnolo, 24 anni, genoano, viene accoltellato a morte da un milanista, all'esterno dello stadio Luigi Ferraris, mentre aspetta la fidanzata. L'assassino, Simone Barbaglia, ha 18 anni: insieme a un gruppo di settanta ultras rossoneri era riuscito a sfuggire ai controlli per caricare la tifoseria avversaria: arrestato dopo poche ore e condannato a quattordici anni e sei mesi, ha beneficiato dell'indulto ed è stato scarcerato nel 2006. Primo febbraio 1998, si gioca Treviso-Cagliari. Scoppiano disordini tra le opposte tifoserie, interviene la polizia, Fabio Di Maio, tifoso veneto di 32 anni, muore di arresto cardiaco. L'anno successivo, il 24 maggio del 1999, scoppia un incendio nel treno che riporta a casa i tifosi della Salernitana in trasferta a Piacenza, una sfida decisiva per la permanenza dei granata in serie A. E' una carneficina: muoiono quattro supporter campani, tre di loro sono minorenni. Il 17 giugno del 2001, a Messina va in scena il derby siciliano valido per la promozione in B. Scoppiano disordini tra le tifoserie, si verifica un reciproco lancio di oggetti, poi dal settore ospiti parte una bomba carta che esplode nella curva dei tifosi di casa: Antonino Currò, 24 anni, morirà dopo pochi giorni in seguito alle ferite riportate dalla deflagrazione dell'ordigno. Il resto è storia recente.  E' ancora vivo il ricordo e il dramma di Sergio Ercolano, il tifoso del Napoli precipitato nel vuoto nel disperato tentativo di sfuggire agli scontri tra ultras e polizia in quella maledetta notte del Partenio, così come le tragedie dell'ispettore Filippo Raciti, Gabriele Sandri e Matteo Bagnaresi. Siamo arrivati al punto di non ritorno. La misura è colma, è giunto il momento di una svolta. Non sarà cosa facile, perchè ci sono da scavalcare i soliti affari economici e tutta una serie di interessi che gravitano intorno al mondo del calcio. Non sarà cosa facile, perchè il problema è alle radici, e non basteranno mille partite a porte chiuse per combattere l'ignoranza e la stupidità che hanno portato a tutto questo. Non sarà facile, ma il sacrificio di Ciro non deve essere reso vano. © Riproduzione riservata