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Il Mostro di Posillipo e il cadavere nella valigia


E' il 3 settembre del 1989, a Napoli sembra una domenica come tante altre, poi una macabra scoperta manda la città nel panico. Sono circa le 16 del pomeriggio quando a Marechiaro, nei pressi del ristorante Terrazzino dei fiori, una bambina nota per terra una valigia abbandonata da cui sembra gocciolare del sangue. Corre ad avvisare i genitori, i quali a loro volta allertano il 113. Una volta sul posto la Polizia fa la più orribile delle scoperte: all'interno della valigia c'è il cadavere di una donna. Sul corpo quattro coltellate e alcuni segni che indicano, in maniera inequivocabile, che la donna è stata torturata prima di essere uccisa. Una violenza brutale, che fa scattare immediata la caccia a quello che viene definito il Mostro di Posillipo. La vittima è Silvana, 38 anni, dipendente del Comune di Napoli con problemi di tossicodipendenza.

E' stata uccisa nel suo appartamento in vico Scalciccia, una traversa di piazza Guglielmo Pepe, a un tiro di schioppo da via Marina. Ed è proprio nella sua abitazione che la Polizia trova, quasi inaspettatamente, la chiave del mistero. L'assassino ha infatti lasciato sul luogo del delitto una lunga serie di prove e di tracce tra impronte digitali, l'arma del delitto e il suo orologio da polso. Troppa disattenzione, troppe stranezze. Gli inquirenti fanno il paio con l'efferatezza dell'omicidio e si convincono che l'assassino deve essere uno squilibrato. Le indagini si concentrano così sui pazienti delle case di cura.

Tempo un paio di giorni e salta fuori il nome: il Mostro di Posillipo è Andrea Rea, un 38enne di buona famiglia affetto da turbe psichiche. Vittima e carnefice si sono conosciuti pochi giorni prima, in una casa di cura a Marina di Ischitella, lui ricoverato nel reparto psichiatria e dimesso proprio la mattina del 3 settembre, lei in terapia per disintossicarsi. Infermieri e pazienti della clinica riconoscono l'orologio, ormai sull'identità dell'assassino non ci sono più dubbi. La città resta però in ansia, Andrea Rea è ancora a piede libero e il timore è che possa colpire ancora. La paura però dura poco perchè il 7 settembre il Mostro di Posillipo viene individuato e bloccato dalla polizia francese. Subito dopo aver abbandonato la valigia a Marechiaro, Rea si era recato alla Stazione Centrale ed era salito su un treno diretto in Francia.

Riportato a Napoli, dirà che il suo scopo era quello di raggiungere Marsiglia per arruolarsi nella legione straniera. Al magistrato, durante l'interrogatorio, confesserà poi un particolare agghiacciante. Il Mostro di Posillipo rivela infatti di aver già ucciso in passato: la notte di Natale del 1983 Anna, 27enne anche lei con problemi psichici, era uscita da casa dei genitori a porta Nolana per recarsi a un appuntamento con degli amici a piazza Carlo III, ma durante il tragitto aveva fatto perdere le sue tracce. Rea racconta di averla fatta salire a bordo della sua auto, uccisa a coltellate, chiusa in un sacco di plastica e gettata a mare da un punto imprecisato del litorale domizio. Andrea Rea viene condannato nel marzo del 1990, per lui si aprono le porte del Manicomio Giudiziario di Aversa. Nel 2003 torna a far parlare di sè: un permesso premio, una giornata da trascorrere in famiglia che si trasforma invece in una fuga. Ritrovato a Milano, fuori la Stazione Centrale, a vagare in stato confusionale e senza meta, viene rapidamente ricondotto in Manicomio, dove ancora oggi si trova internato.

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