Sabato 15 dicembre 2018 21:23

“Le stanze aperte”, il film girato a Secondigliano sarà proiettato al Grenoble


 

stanze aperte -diario partenopeoVenerdì 21 marzo 2014, alle ore 18.00, a Palazzo Grenoble, sede dell’istituto francese, verrà proiettato il film “Le stanze aperte” di Francesco e Maurizio Giordano, realizzato grazie alle associazioni culturali “V.E.D.” e “Baruffa film”. Il film si inserirà all’interno di un programma culturale voluto da Christian Thimonier, Console francese a Napoli, e per questo motivo, grazie ai numerosi spunti tematici socio-politici del film, la visione della pellicola sarà seguita da un dibattito incentrato sulle condizioni dei detenuti nelle carceri, il tutto avverrà alla presenza di magistrati, psichiatri e cineasti italiano e francesi (al dibattito interverranno: ALEX ZANOTELLI, missionario comboniano, EMILIO LUPO, psichiatra, gli autori e registi MAURIZIO GIORDANO, FRANCESCO GIORDANO, GIULIANA DEL POZZO, l'attore protagonista VINCENZO MEROLLA, il direttore dell’O.PG. di Napoli - Centro Penitenziario di Secondigliano STEFANO MARTONE, il direttore sanitario  dell’ O.PG. di Napoli MICHELE PENNINO. Previsti interventi del pubblico e degli invitati tra i quali  il regista LAMBERTO LAMBERTINI e il magistrato RAFFAELE CANTONE). stanzeaperte- diario partenopeo Per comprendere il senso di questa iniziativa è, dunque necessario, parlare più approfonditamente del film. L’idea nasce proprio dalla chiusura per legge degli Ospedali Psichiatrici Giudiziari italiani, problematica che rappresenta ancora una piaga a causa del lento processo di dismissione delle strutture. Gli ospedali psichiatrici giudiziari, O.P.G, erano sei in Italia e a Napoli c’era quello di S. Eframo, in via Imbriani. Era un istituto altamente funzionante, soprattutto perché si fondava sul “legame forte tra libertà ed espressione, fra espressione e cura, fra cura e restituzione al territorio vitale (S. Piro)”. Così almeno fino al 2008, anno del provvedimento che programmava una dismissione progressiva degli O.P.G. con data ultima aprile 2014. Allorquando S. Eframo è stato dichiarato inagibile,  gli internati sono stati trasferiti in un’ala esterna del carcere di Secondigliano-Scampia. È importante sottolineare come il progetto del film sia nato da un laboratorio di scrittura e recitazione che coinvolgeva proprio gli internati dell’Ospedale Giudiziario di Secondigliano. Lo stage laboratoriale ha permesso di mettere insieme diverse testimonianze, racconti di vita vissuta, di emozioni e soprusi che dovevano trovare un veicolo per farsi ascoltare. “Le stanze aperte” – titolo suggerito da un internato – è girato con una tecnica documentaristica ma è un’opera comunque di finzione, pur nei suoi spunti “realistici”. Questo permette di preservare l’anonimato generando comunque forte empatia e senso civile nello spettatore.stanze aperte2- diario partenopeo La trama si svolge su più livelli narrativi, come apprendiamo dalle parole di Maurizio Giordano: “la storia dell'internato chiamato “maestro”, interpretato dall'unico attore professionista, Vincenzo Merolla; la narrazione spontanea, costituita da frammenti in cui si incontrano i detenuti, e accennano alle loro vicende personali e, infine, la parte che possiamo definire documentaristica, nella quale un'operatrice si presenta nell'Istituto di detenzione chiedendo di fare un servizio giornalistico”. L’operatrice in questione è una documentarista a cui gli internati e detenuti raccontano “in presa diretta” le loro esperienze personali. Tra le varie vicende, conquista spazio quella del protagonista Vincenzo Arte, detto “il maestro”, interpretato dall’unico attore professionista, Vincenzo Merolla: un personaggio emblematico nella sua particolare vivacità creativa e artistica contrapposta alla nostalgia del mondo vissuta nel rifiuto del mondo stesso di re-integrarlo (in primis la famiglia) e nel successivo ritorno a casa. Emblematico perché tutto il film è la rappresentazione di un viaggio interiore di questi uomini “abbandonati” a se stessi, allontanati dal circuito mondano quotidiano, e che trovano proprio nella “mente” la dimora per vivificare la propria esperienza, uno spazio di aperture e libertà che si chiude, invece, al mondo: “la vita vera sta qua” dice Vincenzo indicandosi le tempie. Questo docu-film, girato con la tecnica innovativa del “video-equipe”, sperimentata proprio dall’associazione “V.E.D.”, ha ricevuto il Premio Parole Immagini Suoni “Squarciare i Silenzi”, proprio per essere riuscito a porre l’attenzione su una tematica troppo spesso lasciata ai margini, trattandosi proprio di emarginati dalla società. Il film ha inoltre visto la diffusione in diversi circoli e cineclub. Un film girato tra le difficoltà di ottenere certi permessi, il rilascio del nulla-osta presso il MiBac, il confronto con attori non professionisti, problematica ovviata spesso attraverso l’adozione di personalità che interpretavano un ruolo a loro consono, un sacerdote che fa il sacerdote ad esempio, oltre che l’impossibilità di fare entrare nel carcere determinate attrezzature, come ci dice Francesco Giordano: “A proposito d'illuminazione, é stato difficile anche avere le luci giuste, poiché le autorizzazioni per il film non prevedevano l'ingresso di attrezzatura aggiuntiva; ed è difficile, poi, sapere di non poter contare sull'esterno, mettiamo, che so, ti si rompe una lampadina. Però, proprio questa fotografia in parte artigianale si sposa bene con la vicenda raccontata. Come dire: ad ogni opera, la sua immagine”. Ed è un’immagine nitida, che si fa vedere con tutta la semplicità e forza d’urto delle cose vere ma che viene poi ad assumere l’atmosfera del sogno e dell’immaginazione grazie all’accompagnamento indovinatissimo di musica e versi: da Alda Merini a Shakespeare, dalla Genesi a Vivaldi, persino Bob Marley in un’interpretazione bruciante, a occhi chiusi, e mente aperta. Visita il sito www.lestanzeaperte.it Per info sull'evento clicca qui.   © Riproduzione riservata